MATTIA BONZI

STUDENTE DI GRAFICA E COMUNICAZIONE

ASPIRANTE WEB-DESIGNER

Mattia.bonzi@itsosmilano.com

INTRODUZIONE

Il classicismo rinascimentale entra in crisi all'inizio del 500.

I valori del rinascimento di perfezione, splendore ed equilibrio vengono messi in discussione, perché in contrasto con una realtà storica sempre più precaria. (Guerre e Riforma Protestante)

Il termine maniera è sinonimo di stile, Vasari nel suo testo sulla storia dell'arte italiana definisce "maniera moderna" o "bella maniera" lo stile di Raffaello, Leonardo e Michelangelo, che, nel tentativo di imitare la natura,  la superano, raggiungendo la bellezza ideale.

Gli artisti quindi non devono più imitare la natura o gli antichi ma ispirarsi a loro.

I grandi maestri, come Raffaello, Leonardo e Michelangelo sono ineguagliabili e dunque vanno oltrepassati.

Le regole della pittura si codificano a partire dalle loro opere, ma è necessario consentire un certo grado di licenza ai nuovi artisti del 500 affinché possano distinguersi e creare un proprio stile.

 

Le caratteristiche della pittura manierista sono:

 

  •  Composizioni complesse e molto studiate, con distorsioni della prospettiva e disposizione eccentrica dei soggetti rifatti spesso     con una figura serpentina a forma di "S".
  • Uso della luce per sottolineare espressioni e movimenti, a volte in modo irrealistico.
  • Grande varietà di sguardi ed espressioni.
  • Grande varietà nelle pose che riflettono gli stati d'animo dei soggetti.
  • Colori delle vesti e degli sfondi che si allontano dalle tinte comuni e sono artefatti e insoliti.

 

Per i manieristi non ci si deve limitare a imitare la natura ma si deve aggiungere la propria interpretazione.

L'artista sente la necessita di esprimere attraverso la sua ricerca personale, il suo ruolo sociale, diverso da quello degli artisti del rinascimento.

Il manierismo fiorentino e veneto si pone in contrasto con il classicismo rinascimentale.

Pittori come Pontormo, Rosso Fiorentino, Tintoretto e Veronese si distaccano dalla concezione "dell'artista senza errori" e percorrono una ricerca artistica innovativa.

 

LA DIFUSSIONE DEL MANIERISMO IN VENETO

 

I due principali artisti veneti di questo periodo sono Tintoretto e Veronese.

Entrambi celebrano la città di Venezia e i suoi valori, partecipando alla decorazione dei saloni di palazzo ducale e dei palazzi dei signori, ed entrambi sono inizialmente influenzati dalla tradizione del manierismo, che però poi rielaborano in modo originale.

 

 

  • Tintoretto

Jacopo Robusti, Venezia (1519-1594) deve il suo soprannome al lavoro del padre, tintore di seta.

 

Tintoretto elabora uno stile innovativo che tiene conto della tradizione veneta di Tiziano, del manierismo e della drammaticità di Michelangelo.

La sua scelta manieristica si fonda su queste caratteristiche:

  • Dinamismo delle figure e delle forme
  • Rapidità di esecuzione
  • Drammaticità delle espressioni
  • Teatralità delle composizioni
  • Luminosità che fuoriesce dai toni scuri

 

Celebra la responsabilità civile, la coscienza del dovere e lo spirito cristiano, per lui la storia è al centro in quanto dramma, sacrificio e tormento.

Nelle sue opere ciò che è più importante è il significato simbolico, che rimanda al senso della vita.

Non gli importa la rappresentazione delle cose reali ma piuttosto delle immagini mentali, profondamente simboliche.

La natura è turbata e riflette i sentimenti dei protagonisti.

Il pittore usa spesso la prospettiva dall'alto e gli scorci in profondità, in cui le figure sono quasi avvitate nella profondità dello spazio,

Da poca importanza ai colori, predilige luci e ombre, le ambientazioni sono scure e spesso notturne.

La pittura di Tintoretto è una sintesi tra il disegno di Michelangelo e il colore di Tiziano, influenzata dal manierismo, per quanto riguarda la struttura compositiva delle opere e la costruzione di scorci prospettici.

E' una pittura rapida e sintetica eseguita con una tecnica veloce.

La sua è una pittura scura in cui la luce è protagonista.

 

Le opere:

ULTIMA CENA (1547)

Il pavimento è inclinato e le figure sembrano scivolare, i corpi non hanno massa ne peso, i panni sembrano delle fiamme illuminate.

Le figure sono abbagliate dalla luce riflessa dalla tovaglia.

Tintoretto costruisce una fitta trama di luci ed ombre, che danno vita ai personaggi.

MIRACOLO DELLO SCHIAVO (1548)

La scena rappresenta il miracolo che compie san marco, spezzando gli arnesi del martirio( palo, mannaia e martello) di uno schiavo cristiano che sta  per essere torturato dai turchi, per essere andato in pellegrinaggio alla tomba dello stesso san marco.

 L'intento della pittura di Tintoretto non è tanto quello di rappresentare un fatto storico, ma di suscitare commozione nel pubblico, vuole indurre stati  d'animo nello spettatore, affinché si interroghi sul valore morale di ciò che è rappresentato, e provi le stesse sensazioni delle figure ritratte.

 

 In questo caso il miracolo viene rappresentato con un'esplosione di luce in pieno giorno, le pennellate sono scattanti e il colore riflette energia, la  composizione è strutturata in modo da creare un vuoto al centro: la folla straripa dallo spazio del quadro come se fosse un palcoscenico e si  distribuisce sui due lati, disponendosi su due diagonali che convergono sul corpo dello schiavo.

 

 Il santo scende in picchiata con una ardita prospettiva dal basso irrompendo sulla scena in senso opposto allo schiavo.

 Lo schermo bianco del sfondo architettonico rischiara la scena, mentre una luce da destra illumina i protagonisti esaltando l'intensità emotiva  dell'evento.

 I gesti esagitati, i contrasti di colore e le ardite prospettive coinvolgono lo spettatore nel miracolo.

RITROVAMENTO DEL CORPO DI SAN MARCO (1562/66)

Nel dipinto è importante la prospettiva suggerita dalla disposizione delle architetture, i colori sono piatti, più scuri nei soggetti vicini e quasi trasparenti in quelli lontani, il cielo è rossastro e pieno di nubi a causa del temporale.

Il pittore si ritrae in una figura accanto al cammello che suggerisce invece un ambientazione africana.

Il dipinto descrive il momento in cui i cristiani di Alessandria sottraggono il corpo di san marco dal rogo, spento dall'uragano.

La luce colpisce il corpo del santo, dalla muscolatura Michelangelesca.

Le architetture ricordano piazza san marco ad indicare che le spoglie del santo sono destinate a riposare a Venezia.

Le figure spettrali dei mussulmani che fuggono il lontananza danno all'evento un atmosfera visionaria e miracolosa.

Tommaso Rangone, che ha commissionato l'opera, è dipinto a sorreggere la testa di san marco.

CRISTO DAVANTI A PILATO (1564/67)

Questo quadro ha un carattere profondamente cristiano: Tintoretto usa la luce per mettere in evidenza cristo rispetto alla sua autorità politica e al  popolo che sono in ombra, il significato morale di questa scelta, evidenzia l'irresponsabilità di chi sta per condannare a morte cristo e quindi è  nell'ombra.

TRAFUGAMENTO DEL CORPO DI SAN MARCO

San marco è in piedi a sinistra, di fianco al proprio cadavere, avvolto da una luce sfolgorante.

 Blocca due profanatori di tombe che stanno trafugando un cadavere da un sepolcro sulla destra e guarisce un indemoniato.

 Al centro è ritratto il committente, Tommaso Rangone.

 

 Tintoretto usa il chiaroscuro per costruire lo spazio, cioè usa la luce per costruire la prospettiva, le figure in primo piano sono giganti se  paragonate a quelle più piccole sullo sfondo, l'immagine diventa una visione mistica.

 

ULTIMA CENA (1594)

E' una delle ultime opere realizzate da Tintoretto, il pittore, esperimentò una prospettiva innovativa dello spazio interno, poichè anziché collocare il tavolo in posizione frontale lo colloca di lato, questo sollecita lo spettatore ad esplorare il resto della stanza che assomgila ad un una tipica taverna veneziana.

L'ambientazione della scena è quindi più familiare e più coinvolgente, dominata dall'oscurità, Gesu è l'unica figura fortemente illuminata dall'ampia aureola. il fumo della lampada da forma ad una serie di angeli che danno alla scena un aurea miracolosa.

Ci sono tre tipi di luce nel dipinto: la luce profana della lampade che scende dal soffitto e illumina gli apostoli, luce religiosa delle aureole, e luce spirituale che contorna le figure degli angeli.

Ci sono scene di vita quotidiana come il gatto che ruba dl cesto, i locandieri che preparano il cibo, e cristo che da la comunione con il gesto tipico dei sacerdoti.

RITRATTI

Tintoretto nei suoi ritratti coglie sia gli aspetti fisici che quelli psicologici dei personaggi ritratti, di cui coglie la storia personale, di uomini vissuti.

 Che hanno saputo dominare i propri sentimenti in nome del senso del dovere e non esita a rappresentarli con addosso i segni della vecchiaia, la sua non è una rappresentazione ideale, ma profondamente realista.

 

  • Veronese

Paolo Caliari (venezia, 1528-1588)

 

Verenose realizza una pittura chiara.

Della società veneziana descrive l'aspetto di società libera, avanzata e aperta.

La natura è il luogo ideale di vita e della città celebra il fasto e la gloria, la natura non è mistica e nemmeno una visione allucinata, ma un luogo coltivato abitato e sereno.

 

Veronese usa i riferimenti storici per popolare i suoi quadri di personaggi del suo tempo.

Usa la prospettiva al basso, lo scorcio in superficie, che dilata l'immagine, preferisce una luce diurna e solare, i suoi colori sono luminosi e anche le ombre sono colorate, utilizza tinte giustapposte, ovvero alterna colori complementari che si esaltano a vicenda e alterna colori chiari a velature più trasparenti evitano le stesure larghe, la luce scaturisce dal frazionamento dei colori (vestiti a righe, alternarsi di cielo e nuvole) la sua tavolozza è molto ricca di sfumature.

A lui non interessano tanto i soggetti rappresentati quanto il loro significato simbolico, ma vuole rappresentare immagini attuali e presenti in cui ci si spossa identificare.

 

Veronese si dedica alla decorazione degli interni delle ville di campagna.

La sua pittura porta all'interno la luminosità e la vastità dei pedaggi esterni, i temi ritratti sono molto vari, da quelli mitologici e allegorici ai paesaggi naturali e alle nature morte, la prospettiva è importantissima per dare profondità agli spazi, si usano numerosi inganni ottici, e anche l'architettura è fondamentale, per la costruzione dello spazio, non si limita ad essere una sfondo o una cornice ma è un elemento essenziale della "pittura totale" di veronese.

 

Anche quando ritrae delle allegorie (la pace,lLa giustizia, la musica) la sua pittura è chiara e felice e le figure allegoriche sono belle, attraenti eleganti adorne di vestiti e gioielli, sono figure reali che non si smaterializzano.

 

 

Veronese è il pittore del fasto mondano e della gioia di vivere e rappresenta spesso, banchetti incorniciati da architetture monumentali.

 

Le opere:

 

AFFRESCHI A VILLA BARBARO (1561)

 

La villa viene fatta costruire dai fratelli barbaro su progetto dell'architetto palladio.

Gli affreschi hanno per tema l'armonia universale e ritraggono scene classiche e mitologiche.

Veronese si occupa della decorazione della parte centrale della villa destinata all'abitazione dei proprietari, nei suoi affreschi raffigura scene serene e poetiche.

Ritrae la signora della casa, dipinta accanto alla sua nutrice come a voler fondere il mondo mitologico con la vita reale.

Le figure hanno contorni nitidi e le superfici dilatate, realizzate con scorci prospettici molto audaci e complesse strutture architettoniche. Ogni colore è usato nelle sue tonalità più chiare è staccato dagli altri e accostato secondo la teoria dei colori complementari

 

NOZZE DI CANA(1562)

 

Questa gigantesca tela (10 metri x 6) raffigura l'episodio in cui Gesù trasforma l'acqua in vino.

Veronese utilizza il pretesto di scene bibliche per rappresentare scene di vita veneziana del suo tempo, mettendo così in secondo piano l'evento sacro rappresento.

La prospettiva è centrale, alle spalle della tavola ce un tipico ponticello veneziano, e ai lati edifici costruiti con ricchezza di dettagli, sullo sfondo un cielo limpido e arioso che un effetto di profondità.

Inserisce nella scena numerosissimi personaggi, che danno l'idea di un banchetto di nozze di un ricco veneziano.

 

CENA A CASA DI LEVI (1573)

Anche in questa enorme tela il pittore utilizza una prospettiva centrale, la tavola si torva sotto un grande portico che ricorda le architetture del palladio come gli edifici sullo sfondo, nonostante la sacralità della scena, inserisce molti particolari estranei al racconto biblico e per questo viene convocato dal tribunale ecclesiastico che lo accusa di aver tradito lo spirito religioso dell'opera e viene obbligato a cambiare il titolo, riferendosi al banchetto che san Matteo (prima Levi) offri a gesù.

Questo episodio è significativo del clima di quegli anni quando la chiesa della controriforma impose la sua censura agli artisti.

 

IL MANIERISMO A FIRENZE

 

  • Rosso fiorentino

Gianbattista di Jacopo detto Rosso fiorentino (firenze 1495/ fontainebleau 1540)

Chiamato dal re di francia a lavorare presso il castello di fontainebleu come capo geniale delle fabbriche reali.

ASSUNZOINE DELLA VERGINE (1513)

Rosso è ancora un allievo quando realizza, quest'opera innovativa che suscita più stupore che ammirazione, perchè ritrae i santi che guardano nelle direzioni più diverse e sono impegnati in torsioni e contemplazioni poco naturali, i colori, sono ora squillanti ora acidi, e il panneggio che fuoriesce da contorni architettonici e sembra cadere verso lo spettatore, suscita meraviglia e incredulità.

DEPOSIZIONE PER LA CAPPELLA DELLA CROCE DI VOLTERRA. (1521 OLIO SU TAVOLA)

Lo spazio è costruito attorno alla croce in modo molto libero rispetto alle regole canoniche e tende a rappresentare una dimensione quasi teatrale, i personaggi sono arrampicati sulla croce grazie a tre scade a pioli per recuperare il corpo di Gesù, Maria Maddalena si getta a terra e abbraccia le ginocchia di Maria, e questa è un'invenzione nuovissima.

Lo sfondo monocromo sembra smaltato ed è innaturale anche l'espressione dei personaggi sono forzate e si avvicinano alla caricatura, la tensione drammatica del dipinto non è natural e verosimile e questo fa si che l'osservatore si trovi come davanti ad un'allucinazione, la luce innaturale, i lampi improvvisi e gli scuri profondi non hanno nessuna ragione di esserci, se non quella di mettere in evidenza alcuni elementi.

Le linee sono spigolose e conferiscono alle figure e alle vesti improbabili forme geometriche.

CRISTO COMPIANTO DAI QUATTRO (1525/26)

E' tra i capolavori dell'artista ed è un opera in bilico tra il tema religioso e lo svolgimento profano, il corpo di cristo, nudo e sensuale, si richiama a Michelangelo e alla statuaria antica.

  • Pontormo

Jacopo Carucci detto Pontormo (1494/1557 Firenze)

Si ispira a Michelangelo per le forme e a Leonardo per lo sfumato, ma già dai suoi primi lavori si nuota una vena sperimentale oneraria alle forme classiche.

PALA PUCCI O SACRA CONVERSAZIONE (1518)

 

Pontormo non rispetta lo schema classico utilizzato per rappresentare questo soggetto, che solitamente prevede la madonna al centro con il bambino, infatti, pone al bambino in braccio a san Giuseppe, elimina lo sfondo e dispone i personaggi a destra e sinistra dello spazio scenico, creando una sensazione di movimento.

LA VISITAZIONE DI CARMIGNANO (1528/30)

 

Pontormo ritrae Maria mentre fa visita alla parente Elisabetta, dopo l'annunciazione dell'arcangelo Gabriele.

Pontormo dispone le quattro donne in piedi a formare una sorta di parallelepipedo illuminate con forza, in contrasto con lo sfondo buio.

C'è un intenso gioco di sguardi tra Maria ed Elisabetta, che si guardano e si abbracciano, e tra le due donne e lo spettatore.

I colori sono estremamente intensi, e i volumi sono amplificati.

DEPOSIZIONE PER LA CAPPELLA CAPPONI DI FIRENZE (1528 OLIO SU TAVOLA)

La croce scompare lo sfondo monocromo e pesante è riconoscibile come cielo solo grazie ad una nuvoletta, la violenza della tragedia, cede il passo ad un'atmosfera sospesa in cui i personaggi più che essere straziati dal dolore sono increduli, le pose dei giovani che sorreggono il corpo di cristo, sono poco credibili, i colori  sono estremamente chiari e quasi pastello.

Le figure sono ammassate in primo piano in un gioco spiraliforme, non ce uno spazio fisico e sembrano sospese per aria.

I panneggi degli abiti talvolta nascondo le forme, altre volte aderiscono al corpo come una seconda pelle.

Al centro della scena troviamo la madonna e il grovigli di mani  che sostengono la testa di Gesù.

INTERAMENTE REALIZZATO DA MATTIA BONZI