PRIMA GUERRA MONDIALE

 

La prima guerra mondiale iniziò ufficialmente il 28 luglio 1914.

Viene definita “guerra totale”, coinvolgeva ogni aspetto della società mobilitando ogni paese e creando cambiamenti alla vita sia di coloro che stavano al fronte che il resto della popolazione.

 

La causa scatenante è l’omicidio a Sarajevo dell’erede al trono Francesco Ferdinando da parte di un giovane studente di origine serba. Il governo austriaco accusò quello serbo di avere appoggiato l’attentato e dichiarò guerra alla Serbia.

L’attentato di Sarajevo però fu solo il pretesto dello scoppio della guerra, le ragioni profonde sono altre.

 

- Aumento degli acquisti di armi da parte dei governi europei, ovviamente ciò rese il rapporto fra gli stati più teso.

 

- Aumento delle ideologie nazionaliste sia nel governo che nella popolazione. L’idea di superiorità della società e della cultura europea rispetto alle altre culture, questo dava diritto agli europei di sottomettere e dominare gli altri popoli. La guerra era un mezzo legittimo per affermare il diritto dei più forti a prevalere sui più deboli. I cittadini di ogni classe sociale e molti partiti socialisti abbandonarono l’idea pacifista e sostennero i governi favorevoli alla partecipazione del conflitto.

 

- Il rapporto scomodo fra alcuni stati. Il re tedesco Guglielmo II peggiorò il rapporto fra le principali potenze europee abbandonando la politica estera. La Gran Bretagna si sentì minacciata dal riarmamento della Germania, e la Russia non approvò il desiderio del nuovo re di espandersi verso est. Inoltre la Francia aveva tensioni con la Germania dalla sconfitta con la Prussia nel 1870.

 

- Austria,Germania e Italia facevano parte della triplice alleanza, mentre Gran Bretagna, Francia e Russia della triplice intesa. Gli altri stati erano comunque legati da rapporti di amicizia con le potenze principali. Questo fece mancare paesi che potessero svolgere un ruolo di mediatori in caso di situazioni di tensione.

 

- Dall’800 la crisi dell’impero ottomano aveva causato tensione fra Russia e Austria, che volevano accrescere la loro presenza in quella regione. Questa tensione portò a diversi conflitti e a due guerre principali “le guerre balcaniche”. La prima iniziata nella fine del 1912 e fu fra gli stati alleati alla Russia (Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia) e l’impero ottomano con la sconfitta di quest’ultimo. La seconda fu nell’estate del 1913 fra Bulgaria e Serbia, che ne uscì vincitrice.

 

 

1914

 

  • Giugno 1914

 

Francesco Ferdinando è assassinato a Sarajevo.

A Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, ha luogo l'avvenimento che scatena la guerra. Francesco Ferdinando, l’erede al trono dell’impero austroungarico, è assassinato da un nazionalista serbo: Gavrilo Princip. Il governo austro-ungarico trova così un motivo per reprimere il nazionalismo slavo e invadere la Serbia. L'Austria invia un ultimatum inaccettabile alla Serbia, difesa dalla Russia.

 

 

  • Luglio 1914

 

L'Austria dichiara guerra alla Serbia.

A tale situazione si arrivò dopo l’assassinio, avvenuto a Sarajevo, dell’arciduca Francesco Ferdinando, che era l’erede al trono dell’impero austroungarico.

Nell’ultimatum, stilato in quattro punti, inviato al governo serbo, si richiedeva di sciogliere tutte le organizzazioni nazionaliste, di far cessare la propaganda antiaustriaca e di ricercare e punire gli attentatori di Francesco Ferdinando;

 

 

  • Agosto 1914

 

La germania dichiara guerra alla russia.

 

La Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania

 

 

  • Settembre 1914

 

Battaglia della Marna.

Dal 5 al 10 settembre 1914, i Francesi riuscirono a fermare la marcia dell’esercito tedesco verso Parigi. Il piano Schlieffen (sconfiggere rapidamente la Francia e poi concentrare la guerra sul fronte orientale) era sostanzialmente fallito. Soldati e civili degli opposti schieramenti comprendono che la guerra non si risolverà in breve tempo. Nel settembre 1914 comincia la guerra delle trincee (guerra di posizione).

 

 

  • Dicembre 1914

 

La “tregua di natale"

Il 25 dicembre 1914, a Frelinghien, un villaggio francese alla frontiera con il Belgio, dei canti di Natale si alzarono dalle trincee. Per qualche ora, i soldati inglesi del Royal Welsh Fusiller e i tedeschi del 4° Battaglione Jager si scambiarono del cibo e della birra. Insieme organizzarono un incontro di calcio, da tenersi il giorno dopo nella "terra di nessuno".

Ovviamente non porto conseguenze allo svolgimento della guerra che ripete i giorni successi sunguinosa quanto prima.

 

 

 

1915

 

  • Aprile 1915

 

Comincia la seconda battaglia d'Ypres.

La battaglia di Ypres, combattuta nell'aprile del 1915, divenne tristemente famosa perché per la prima volta i tedeschi utilizzarono i gas asfissianti. I gas utilizzati durante la 1^ Guerra mondiale furono di 4 tipi: i lacrimogeni, gli starnutenti, gli irritanti dell'apparato respiratorio e gli ulceranti. Tutti gli eserciti ne fecero uso.

L’uso del gas sul fronte francese apre un varco di quasi 6 chilometri che i tedeschi non seppero sfruttare, altrimenti forse sarebbero potuti arrivare fino a Parigi e porre fine alla guerra.

 

Il Patto di Londra.

Nel 1915, quando in Italia maturò la volontà di entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa, fu stipulato segretamente a Londra un Patto che impegnava l'Italia ad entrare in guerra entro un mese; il Patto di Londra, siglato il 26 aprile, prevedeva, come risarcimento per l’impegno bellico italiano, la consegna a fine guerra di Trento e dell’Alto-Adige, di Trieste e di Gorizia, dell’Istria e della Dalmazia. Così il 24 maggio di quell’anno l'Italia entrava in guerra.

 

 

  • Maggio 1915

 

L'Italia dichiara guerra all'Austria.

Nel 1915, quando in Italia maturò la volontà di entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa, fu stipulato segretamente a Londra un Patto che impegnava l'Italia ad entrare in guerra entro un mese; il Patto di Londra, siglato il 26 aprile, prevedeva, come risarcimento per l’impegno bellico italiano, la consegna a fine guerra di Trento e dell’Alto-Adige, di Trieste e di Gorizia, dell’Istria e della Dalmazia. Così il 24 maggio di quell’anno l'Italia entrava in guerra.

 

La spedizione punitiva Austro-Ungarica

Gli austro-ungarici da diversi mesi, sin dalla fine del 1915, stavano maturando l’idea di organizzare una grande spedizione contro l’Italia; questa spedizione fu battezzata con il nome di Strafexpedition (spedizione punitiva, per il "tradimento" della stipula del Patto di Londra, che aveva portato l’Italia ad abbandonare la Triplice Alleanza per passare dalla parte della Triplice Intesa).

 

 

 

1916

 

  • Luglio 1916

 

La battaglia delle somme

La battaglia sul fiume Somme, ingaggiata dagli Alleati (Inglesi e Francesi) per alleggerire la pressione su Verdun, durò circa cinque mesi, dal 1 luglio 1916 al 13 novembre; anche in questo caso vi furono un numero esorbitante di morti e feriti: 550.000 per inglesi e francesi contro i 300.000 tedeschi. Le acquisizioni territoriali non furono definitive e non superarono comunque mai i dieci chilometri in profondità nel campo avverso.

 

 

 

1917

 

  • Aprile 1917

 

Gli stati uniti dichiara guerra alla Germania

Gli USA entrarono nel Primo Conflitto Mondiale il 6 aprile del 1917. Il loro ingresso in guerra fu provvidenziale per i Paesi della Triplice Intesa in quanto da marzo era venuto loro meno l’appoggio della Russia, a seguito della Rivoluzione in atto in questo Paese; la Russia quindi aveva firmato una pace separata a Brest Litvosk, ritirando tutte le proprie truppe.

 

 

  • Ottobre 1917

 

Battaglia Di Caporetto

Il 28 ottobre, dopo appena quattro giorni di combattimento gli austro-ungarici entrarono a Udine; di fatto l’intero fronte era crollato.

 

 

 

1918

 

  • Marzo 1918

 

La russia si ritira dal conflitto

 

Offensiva tedesca

Tra marzo e luglio del 1918 i tedeschi concentrarono i loro massimi sforzi sul fronte occidentale francese, sferrando ben quattro consecutivi assalti. Ciò fu reso possibile anche grazie alla pace firmata con i russi a Brest Litvosk; in questo modo il fronte orientale era venuto meno ed era stato possibile spostare ingenti truppe sia sul fronte occidentale che su quello meridionale (ai confini con l’Italia). I tedeschi con queste offensive arrivarono molto vicino a Parigi, che sembrava dover capitolare da un momento all’altro. Un disperato contrattacco francese, però, riuscì a fermare i tedeschi che si ritirarono, attestandosi dietro la Linea Hindemburg.

 

 

  • Agosto 1918

 

I tedeschi cedono

Le quattro guerre della primavera-estate 1918 erano costate ai tedeschi un enorme numero di vite umane, ma anche un ingente dispendio di energie e mezzi; l’apparato militare e tecnologico era stato quasi azzerato e le prime defezioni nel campo degli Imperi centrali si stavano concretizzando: la Bulgaria, ad esempio, il 5 settembre chiese l’armistizio, aprendo una falla nella difesa del fronte più meridionale.

L'8 agosto 1918, la "giornata nera" dell'esercito tedesco, ad Amiens si svolse una battaglia, caratterizzata da un grande impiego di carri armati, che vide gli Alleati avanzare su un fronte di 35 km.

I Francesi, gli Inglesi e gli Americani quindi, a partire dal 26 settembre, ripresero l'offensiva in grande stile. In pochi giorni la linea difensiva tedesca cedette. I Tedeschi proposero un armistizio il 3 ottobre, ma gli Alleati volevano una resa senza condizioni.

Nel frattempo anche sul fronte meridionale l’Italia stava sferrando un attacco in forze, iniziato il 24 ottobre. Per i Tedeschi e gli Austro-Ungarici non rimaneva che accettare le condizioni imposte dal nemico e quindi l’11 novembre si firmò l’armistizio imposto con la forza delle armi. Il Kaiser Guglielmo II abdicava, recandosi in esilio, mentre i soldati potevano deporre le armi; dopo quasi cinque anni di un’immane carneficina il Fronte occidentale finalmente si chiudeva al rumore della guerra.

 

 

  • Ottobre 1918

 

Battaglia di Vittorio Veneto

La battaglia di Vittorio Veneto segnò per l’Italia la rivincita sull’Austria-Ungheria, dopo la disfatta di Caporetto e portò alla resa dell’Impero, mettendo fine alla guerra sul fronte italiano.

 

 

  • Novembre 1918

 

Fine della Guerra

La Grande Guerra si concluse ufficialmente l’11 novembre del 1918 tra enormi sofferenze di eserciti giunti allo stremo, falcidiati da malattie e fame. Il numero di soldati morti è impressionante.

Germania: 1.750.000; Russia: 1.700.000; Francia: 1.350.000; Austria: 1.200.000; Inghilterra: 750.000; Italia: 600.000; Serbia: 368.000 (la nazione che ha avuto più vittime in proporzione alla popolazione); USA: 125.000.

La guerra era durata quasi cinque anni, durante i quali gli eserciti si erano affrontati in un conflitto improntato al logoramento, una guerra di posizione con gli uomini a combattersi per la conquista di poche centinaia di metri.

LA CRISI DEL 29

 

 

  • La crisi

 

Nel primo dopoguerra negli Stati Uniti si assiste ad un periodo di straordinario sviluppo. Le industrie iniziano a produrre per le masse, composte da classi medio-alte così come da operai delle grandi indstrie che percepiscono alti salari. I beni di consmo diventano così accessibili per quasi la metà della popolazione, grazie anche alla diffsione delle vendite rateali. Gran parte della popolazione possiede un lavoro, non più nel settore agricolo, ma anche in quello industriale e nel terziario.

Crescono le città, gli insediamenti residenziali nelle periferie, ben collegate ai centri delle città: uno dei settori più importanti nella crescita economica del paese è proprio il settore edilizio.

Questi anni di prosperità sono guidati dal presidente democratico Wilson il quale si mostra a favore di una chiusura del mercato statnitense in favore della salvaguardia degli interessi americani. In difesa dei valori nazionali si espongono i gruppi religiosi, sotto la cui influenza fu votato il XVIII emendamento che proibiva la produzione e il commercio di bevande alcoliche. Questo provvedimenti risulta essere controproducente, in quanto vede l'accrescersi delle vendite clandestine e della malavita organizzata.

La chiusura fu inoltre alimentata dalle agitazioni operaie che fanno temere gravi disordini sociali. Non essendovi una propensione verso il mercato estero, i presidenti repubblicani che si susseguono dal 1921 al 1932 decidono di appoggiare i grandi gruppi economici all'interno, incentivando gli investimenti e agevolando i crediti destinati alle imprese.

L'elevata disponibilità finanziaria determinata dall'aumento dei redditi e dalla concessione di crediti indirizzano i capitali verso la compravendita di titoli in borsa: coloro che possiedono denaro in abbondanza investono in borsa, fiduciosi di poter rivendere le azioni ad un prezzo maggiorato grazie all'eccessiva domanda di titoli alla quale però non corrisponde un effettivo incremento dei profitti delle aziende. Alla fine dell'ottobre del 1929 il sistema di compravendita azionaria entra in crisi.

Coloro che hanno investito iniziarono a vendere le proprie azioni, il valore di queste ultime inizia a diminuire in maniera precipitosa fino a provocare il clamoroso collo di Wall Street il 24 Ottobre 1929. Gli investitori si ritrovano a dover dichiarare bancarotta, anche le grandi aziende, che provocano il successivo aumento della disoccupazione. La crisi si ripercuote anche in Europa, laddove gli Stati Uniti avevano concesso prestiti per la ripresa economica postbellica.

 

 

  • Il New Deal

 

Nel 1932 si svolgono le elezioni presidenziale che vedono la vittoria del democratico Roosevelt. Costui si presenta con un nuovo piano di politica economica e sociale, denominato New Deal, che parte dal presupposto che il sistema economico non va abbandonato poichè si può arrivare a produrre degli squilibri devastanti.

Lo stato secondo Roosevelt, in accordo con le teorie dell'economista inglese Keynes, deve avere un ruolo fondamentale nell'economia del paese.

Con il New Deal, Roosevelt si propone: ·

La lotta alla disoccupazione, attraverso un programma di lavori pubblici che porta lavoro e la conseguente ripresa produttiva;

Il sostegno delle attività agricole, concedendo sussidi agli agricoltori per aiutarli con i debiti o ad acquistare i fondi su cui lavorano;

La pianificazione delle produzioni;

Il riordino del sistema bancario, svalutando il dollaro del 40% per favorire le esportazioni e istituendo controlli sugli istituti di credito, sulle Borse e sul mercato azionario;

Un sistema assistenziale a tutela dei poveri e dei lavoratori.

La politica rooseveltiana non è però ben accolta da tutti, se non dall'opinione pubblica soprattutto grazie ad una maggiore attenzione verso i diritti dei lavoratori ripresa dell'iniziativa sindacale.

Tuttavia il problema della disoccupazione persisterà fino alla corsa agli armamenti della Seconda Guerra Mondiale che consentirà si riassorbire le masse dei disoccupati.

LE DITTATURE TOTALITARIE

 

Con il termine dittature totalitarie ci si riferisce al regime fascista, nazista, comunista nel corso del 20º secolo si affermarono in diverse parti del mondo.

Avvertenza dei precedenti impegni e regimi, Questi, tendono a controllare ogni aspetto della vita dei propri cittadini, compresi quelli privati così da avere un controllo altissimo sulla popolazione.

Il monopolio dei media di informazione gli permette di manipolare l'opinione pubblica con facilità, l'azione di propaganda martellante fa si che, almeno nelle fasi iniziali, il popolo appoggi questi regimi e li trovi una soluzione efficace.

 

 

  • Il regime fascista

 

Partiamo dal fascismo. Il regime, con a capo Benito Mussolini, inizia quando nel 1925, eliminato uno scomodo Matteotti, Mussolini dichiarò in Parlamento: “Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di quest’associazione”. Per garantirsi la stabilità politica il Duce emanò, nel 1926, le leggi “fascistissime”, eliminando la libertà di opinione, i diritti sindacali e dichiarando illegale ogni altro partito che non fosse il PNF (Partito Nazionale Fascista). Per controllare i “dissidenti” Mussolini istituì il Tribunale speciale e l’OVRA, una polizia fatta di spie che avevano il compito di scovare gli antifascisti. In una società in cui tutti sono potenziali spie, la delazione viene trasformata in una virtù e il dominio delle coscienze è la consolidazione ultima dell’ultimo anello della “catena totalitaria”.

Era compito degli squadristi, in un secondo momento, picchiare a sangue chi non era d’accordo con il regime. Manganelli e olio di ricino erano una prassi alla quale gli antifascisti non si sarebbero potuti sottrarre. Ma per esercitare a dovere terrore e repressione Mussolini dovette agire anche sotto il profilo giuridico modificando uno Statuto Albertino alquanto flessibile e che il re non faceva nulla per difendere. Anzi, era stato proprio Vittorio Emanuele III ad affidare il governo al Duce. Nel 1931 e nel 1942 Mussolini riformò rispettivamente il codice penale e di procedura penale ed il codice civile e di procedura civile.

A questo punto occorreva occuparsi della manipolazione delle coscienze. Fu così che, accanto al PNF, nacquero l’Istituto Fascista di Cultura e il Ministero per la stampa e la propaganda. Il fine era quello di operare una “fascistizzazione” della società attraverso il controllo degli intellettuali, della scuola e persino del tempo libero. In quest’ultimo caso strumenti utili per il regime furono la radio e il cinematografo.

 

 

  • Il regime nazista

 

Hitler seppe sfruttare meglio di chiunque altro nella storia i mezzi di informazione a sua disposizione per la propaganda della quale si occupò con destrezza Joseph Goebbels. Fu lo stesso Goebbels ad introdurre l’antisemitismo e la concezione della razza tedesca come la migliore e dunque, necessariamente, la dominatrice. Occorreva eliminare e deportare nei lager le “mele marce” della società tedesca: gli ebrei. Una frase che può ben spiegare cosa accadde nelle menti dei despoti del XX secolo è quella di Courtois che, anche se riferita al comunismo, è adattabile anche alla situazione tedesca. Scrive Courtois: “Da una logica di lotta politica si scivola presto verso una logica di esclusione, quindi verso un'ideologia dell'eliminazione e, infine, dello sterminio di tutti gli elementi impuri".

Per esercitare il suo potere, Hitler si servì di alcuni collaboratori. A parte l’astuto Goebbels, già citato, il terrore venne esercitato dal fedelissimo Himmler, capo delle SS, la guardia personale del Fuhrer. Le SS, insieme alla Wehrmacht, crebbero notevolmente poiché Goering, altro fedelissimo di Hitler, decise di arruolare una gran quantità di persone per risolvere il problema della disoccupazione. Questo trasformò la Germania in una gigantesca macchina da guerra.

La figura del Fuhrer è stata molto ben interpretata da Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore” (1940).

 

 

  • Il regime comunista

 

Analizziamo infine il caso russo. Alla morte di Lenin, Stalin prese il potere eliminando tutti i suoi rivali fra i quali Trotzkij, che il despota dell’URSS considerava un intralcio al regime in costruzione.

Gli oppositori al totalitarismo staliniano furono mandati nei gulag, corrispettivo dei campi di concentramento tedeschi. La “grande purga” era il nome dato dal despota sovietico al processo che portò all’eliminazione fisica dei vecchi rivoluzionari dal partito e dall’esercito.

Nell’Urss la prima epurazione la pagarono gli iscritti al partito; tra il 1936 e il 1938 furono eliminati 30.000 funzionari su 178.000.

IL FASCISMO

 

  • La nascita

 

Nel 1919 Benito Mussolini, approfittando delle tensioni e delle lotte sociali, fondò " I fasci di combattimento ".

Inizialmente il programma di questo movimento era molto progressista ed eterogeneo, fondeva elementi di sinistra con quelli nazionalisti della destra.

I fascisti inizialmente si presentavano come ultrademocratici, anticlericali e repubblicani, chiedevano il diritto di voto per le donne, le giornate lavorative ad otto ore ed un sistema di tassazione straordinaria.

La realtà era però diversa, il movimento aveva idee antidemocratiche e antisocialiste e si contrappose fin da subito al partito socialista, opponendo alla lotta di classe l'esaltazione della patria, dell'ordine e dell'autorità.

Nel 1921 Mussolini creò ufficialmente il Partito Nazionale Fascista, cancellando tutti i programmi progressisti, nel 1923 si fuse con il partito Nazionalista.

 

Le caratteristiche principali del movimento Fascista, erano la sua composizione, formata per lo più da giovani ex militari, e l'uso della violenza politica.

La violenza era l'arma principale dei fascisti e veniva usata contro gli altri partiti ed i lavoratori che manifestavano, nella prima metà del 1921 furono distrutte ben 700 sedi appartenenti ad altre forze politiche.

Fin dal 1920 i fascisti si divisero in squadre militari ed erano caratterizzati da una propria divisa.

Va precisato che Mussolini non si nascondeva, sostenendo che la proprio violenza fosse una sana dimostrazione di forza contro le debolezze dei governi liberali.

All'epoca il popolo riteneva giusta questa pratica.

L'uso della forza venne usato in modo particolare contro i contadini che scioperavano od occupavano le terre, ed alcune città, ad esempio Bologna, venne presa di mira in modo particolare poichè governata da un sindaco di sinistra.

Le forze dell'ordine avrebbero potuto fermare determinate azioni, ma si sono sempre dimostrate riluttanti ad intervenire.

 

Molti esponenti del ceto medio simpatizzavano per il fascismo poichè spaventati dalle proteste e dagli scioperi, a questi si aggiunsero anche i proprietari terrieri, spiegando perchè uno dei primi obiettivi del movimento fu quello di combattere i contadini che occupavano le terre.

Successivamente anche gli industriali iniziarono a schierarsi con Mussolini in seguito alle occupazioni delle fabbriche perchè ai loro occhi il governo era debole.

Persino molti esponenti delle istituzioni come magistrati, forze dell'ordine e addirittura alcuni membri della corte simpatizzavano per il Fascismo nonostante la violenza attuata dal movimento.

I dirigenti italiani iniziarono a pensare al Fascismo come chiave per evitare le possibili rivoluzioni, considerando anche il fatto che il governo liberale era sempre più debole.

 

Anche alcuni tra gli esponenti delle altre forze politiche iniziavano a guardare al fascismo. Tra i liberali, soprattutto Giolitti, riteneva che fosse possibile accordarsi con Mussolini per cercare di rifare con i fascisti quello che aveva già fatto coni socialisti prima della guerra, ovvero dare loro delle concessioni, coinvolgendoli nell'azione di governo per mantenerli moderati.

Anche i cattolici più conservatori pensavano di fare la stessa cosa, soprattutto con l'avvento del nuovo papa Pio xi.

 

Un altro elemento che rafforzò il Fascismo, fu la divisione degli altri partiti, soprattutto quello Socialista (ma quello Popolare), che iniziarono a sciogliersi ed indebolirsi, rendendo così la vita più facile ai fascisti.

 

Il 28 ottobre 1922, Mussolini mobilitò le sue squadre politiche in una " marcia su Roma ", Il capo del governo Luigi Facta, chiese al Re di dichiarare stato d'assedio in modo da schierare l'esercito.

Il Re non acconsentì e decise di proclamare Mussolini nuovo Capo del Governo (anche se quest'ultimo non aveva quasi nessun eletto ), pensando poi di poterlo controllare , facendo terminare quindi tutti gli atti di Violenza.

 

 

  • La politica

 

Consolidato il proprio potere, il Governo di Mussolini s’impegnò nel processo di fascistizzazione del Paese. Intendeva, cioè, instaurare un regime che ne controllasse tutti i settori politici e civili.

Attraverso una nuova serie di provvedimenti, detti leggi fascistissime, l’esecutivo rafforzò il controllo sulla società italiana e nel giro di pochi anni eliminò i suoi oppositori.

 

Con l’approvazione della Carta del lavoro il Governo instaurò il sistema corporativo, una riforma sociale atta a sostituire i sindacati con nuovi organismi, chiamati appunto corporazioni. S’impegnò nella rivalutazione della Lira, e quindi in un’opera deflazionistica che ridefinì dazi, costi e salari in tutto il Paese.

Per far fronte alla depressione del ’29, si concentrò nella realizzazione di molte opere pubbliche.

 

Con la riforma Gentile accordò i metodi educativi della scuola con l’ideologia fascista. I giovani venivano coinvolti in associazioni ricreative paramilitari (figli della lupa, balilla, avanguardisti).

Negli anni successivi all’instaurazione del regime fascista, attorno al Gran consiglio del partito nacquero numerose organizzazioni collaterali destinate al controllo di informazione, stampa, comunicazioni, cinema (Istituto Luce), ed ogni altro mezzo di divulgazione pubblica. Tuttavia il governo fascista non poté realizzare del tutto il suo disegno politico, poiché chi lo appoggiava, come clero e monarchia, non fu mai realmente assorbito. E sebbene in Italia non fosse possibile osteggiare legalmente il regime, non mancavano gli oppositori. Alcuni personaggi politici esiliati avevano infatti ricostituito i propri partiti all’estero, e clandestinamente diffondevano la loro ideologia oltre confine. Fra questi si ricordano il filosofo Benedetto Croce e Antonio Gramsci, leader dei comunisti.

 

Sul fronte estero Mussolini non aveva accantonato l’idea di estendere i confini dell’Italia. Ottenuta la sovranità su Fiume (patto di Roma), strinse accordi con Albania (patto di mutua assistenza), Romania e Ungheria per rafforzare l’influenza italiana sui Balcani, a cui era interessato. Tale proposito contrastava però con la posizione della Francia, la quale, in risposta alle mosse del Duce, si era alleata con la Jugoslavia.

Nei primi anni 30, con la Grande depressione e l’ascesa al potere di Hitler, quest’ultima iniziativa finì per fallire, e i nuovi obiettivi diplomatici mirarono a contrastare la pericolosa situazione tedesca (Conferenza di Stresa).

 

La svolta definitiva si verificò con la spedizione di conquista dell’Italia in Etiopia, del 1935. Al termine della campagna africana Mussolini proclamò la fondazione dell’Impero italiano (a cui fu poi annessa anche l’Albania, occupata nel 1939), probabilmente senza aspettarsi le dure sanzioni che ne sarebbero conseguite. L’intransigenza di Francia e Gran Bretagna di fronte all’aggressione italiana ad uno stato sovrano e indipendente determinò definitivamente l’assetto diplomatico europeo. Con l’Asse Roma-Berlino e poi con il Patto d’Acciaio, le sorti di Italia e Germania si accomunarono. Mussolini finì per dipendere da Hitler, al punto da introdurre anche in Italia le leggi razziali che colpivano gli ebrei.

La Carta della razza (1938 ) avviò un antisemitismo che per 7 anni mutilò le antiche comunità ebraiche della penisola.

SECONDA GUERRA MONDIALE

 

La seconda guerra mondiale scoppiò il 3 Settembre 1939 quando la Polonia fu invasa dalla Germania, la quale voleva conquistare il territorio della Danzica, attraverso una guerra-lampo.

A rendere ancora più difficile la difesa dei polacchi fu anche l’improvviso attacco delle forze sovietiche, e in meno di un mese dall’inizio delle ostilità la Polonia fu divisa tra Germania e Unione Sovietica.

Due mesi dopo l’esercito sovietico poneva sotto il suo potere la Lettonia, la Lituania, l’Estonia e attaccava la Finlandia occupandola.

Nella Primavera del 1940 Hitler si impadroniva della Danimarca e della Norvegia e il suo esercito il 10 Maggio,violando la neutralità dell’Olanda, Belgio e Lussemburgo entrò in Francia e nel giro di pochi giorni Hitler aveva occupato tutta la Costa della Manica.

Nel frattempo a Roma il 1° settembre 1939 il Consiglio dei Ministri proclamava la “non belligeranza” dell’Italia (quindi il non intervento alla guerra )avendo l’appoggio del Papa Pio XII.

Di fronte alla disfatta Francese e alle vittorie di Hitler, Mussolini non seppe resistere alla tentazione di poter sedere al tavolo della pace, quindi dichiarò guerra il 10 giugno 1940 alla Francia e all’Inghilterra.

Dopo 8 giorni di occupazione a Parigi il capo del governo francese il 22 giugno chiese l’armistizio e firmò anche l’Italia il 24 Giugno.

I ripetuti tentativi fatti da Hitler per ottenere la pace con l’Inghilterra restarono senza alcuna risposta di fronte all’avversione nei confronti del primo ministro Winston Churchill eletto nel Maggio 1940.

L’8 agosto Hitler dette inizio alla battaglia d’Inghilterra, cioè a una serie di bombardamenti a tappeto sulle installazioni militari e sulle più importanti città dell’isola che vennero sottoposte per 84 giorni a una pioggia di fuoco dall’aviazione tedesca.

Nonostante i continui bombardamenti,l’Inghilterra non si arrese tanto che nell’ottobre 1940 la battaglia d’Inghilterra poteva considerarsi fallita.

 

Contemporaneamente l’Italia con Mussolini realizzò un duplice attacco: nell’Africa orientale che si concluse con la conquista della Somalia Britannica e quella della Libia.

Nel frattempo il Patto di Acciaio del 22 Maggio 1939 si era esteso anche al Giappone diventando così Patto Tripartito il 27 settembre 1940. Nel 28 ottobre 1940 lo stesso Mussolini invase la Grecia, anche se l’esercito greco fu abile nel respingere le truppe fasciste, penetrando così in Albania stessa.

Quasi contemporaneamente l’Italia perdeva uomini a Taranto e nelle acque di capo Matapan ad opera degli Inglesi, i quali conquistarono la Libia, la Somalia, l’Eritrea e l’Etiopia.

Successivamente le forze dell’asse tornarono in Africa e nei Balcani.

In Africa gli Italiani con l’aiuto delle truppe naziste costrinsero gli inglesi ad a abbandonare la Libia,nello stesso tempo Hitler poté occupare la Iugoslavia, invadendo anche Grecia e Creta.

Con la conquista dell’Africa e dei Balcani Hitler aveva ormai sotto il suo potere l’intera Europa occidentale. Egli stesso però aveva come obbiettivo la conquista dell’ URS,che con Stalin costituiva una mancanza.

Infatti il principale obbiettivo di Hitler era abbattere lo Stato Comunista in quanto egli considerava l’est europeo come “spazio vitale” della Germania.

Ecco perché il 22 giugno del 194, Hitler dette via all’ “operazione Barbarossa” ordinando alle sue truppe di attaccare l’Unione Sovietica.

Hitler in poche settimane con l’aiuto di 200,000 comuni dell’alleato Mussolini, poté impadronirsi dei territori stranieri arrivando a Mosca e Leningrado, ma non conquistandola.

Infatti l’esercito sovietico era riuscito a sfuggire allo stesso duce,hcreando un movimento di resistenza.

A metà ottobre l’inverno impedì a Hitler di occupare Mosca. La progettata guerra lampo era considerata fallita, mentre l’Unione Sovietica riorganizzava l’esercito sotto il generale Georgi Zokov e gli alleati USA.

Nel frattempo mezza Europa tranne Svezia, Svizzera, Portogallo, Spagna erano sotto il dominio nazista. La prima conseguenza del nazismo fu il lavoro forzato a cui videro costretti milioni di persone, dopo essere stati deportati con carri di bestiame in Germania.

In particolare i tedeschi organizzarono uno spietato e crudele sterminio degli Ebrei, mediante deportazioni di massa, lavori forzati che finivano poi, nei campi di concentramento, nei forni crematori di Auschwitz e altri.

Sei milioni di Ebrei furono sterminati.

 

Le forze americane sbarcano in Sicilia e iniziano la lenta risalita della penisola.

Nel 1944 sbarcano le truppe alleate in Normandia.

L’esercito anglo-americano riuscì in poco tempo a riconquistare la Francia e l'Italia meridionale.

Il 25 aprile 1945 l’Italia è libera dal controllo nazista e si ritira dal conflitto.

L’8 maggio dello stesso anno Hitler si suicida e la Germania firma i trattati di pace, finisce così la guerra in Europa.

L’unico fronte ad essere ancora aperto è quello giapponese, che si arresero solo dopo l’utilizzo, da parte degli americani, di due bombe atomiche su due importanti città giapponesi.

Il 6 agosto 1945 finisce la seconda guerra mondiale.

LA GUERRA FREDDA

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, la Germania viene spartite tra le potenze vincitrici.

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti si spartiscono la parte ovest, mentre all’unione sovietica va la parte est.

Si formano quindi due Germanie distinte a ovest La Repubblica Federale di Germania (BRD) ed a est la Repubblica Democratica di Germania (DDR).

Si configurarono quindi due blocchi di stati attorni alle grandi superpotenze, il blocco occidentale ed il blocco comunista.

L’URSS cerca di espandere la sua egemonia sull’Europa orientale, ed uguale fanno gli stati uniti nei confronti dei paesi da loro liberati.

Nel 1949 nasce la NATO una alleanza militare tra i principali paesi occidentali.

Gli stati legati all’urls siglano il patto di Varsavia.

Questo segna l’inizio della guerra fredda, da questo momento ci sarà una corsa al riarmo sia, sia nucleare che tradizione, che fortunatamente non verrà mai utilizzato.

Le armi atomiche prodotte non possono essere utilizzate in quanto probabilmente l’esplosione contemporanea di più testate causerebbe la fine del mondo e l’estinzione del genere umano e di moltissime altre specie animali.

Nel 1961 scoppia la crisi di Berlino, culminata con a costruzione del muro da parte della germana dell’est aiutata dal’urss.

Questa crisi fa credere la mo do intero l’immette scoppio della terza guerra mondiale che fortunatamente non avverrà mai.

Un altro momento di estrema tensione si registra con lo scoppio della guerra di Korea, che dopo la grande guerra fu divisa sulla linea del 38° parallelo in nord e sud, la Korea del nord sostenuta da Cina, appartenente al blocco comunista.

A origine in questo periodo anche il contenzioso tra palestina e Israele, ancora oggi in corso.

In russia viene elette presidente Gorbachov, che tenta una ristrutturazione in chiave più flessibile del sistema comunista al collasso.

Il presidente viene destituito da un colpo di stato pochi anni dopo e l’URSS viene sciolta nel 1889, e la sua influenza sull’Europa cessa quasi immediatamente, il muro di Berlino viene abbattuto e la Germania riunificata, la Polonia e gli altri stati sotto il controllo comunista eleggono nuovi governi non comunisti, si conclude così la guerra fredda.

 

 

  • Un nuove fronte di guerra, quello scientifico

 

Per quasi 20 anni le imprese spaziali furono un nuovo teatro della Guerra Fredda, una gara tecnologica senza risparmio di colpi cominciata ufficialmente il 4 ottobre 1957 con il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1. Il suo segnale, dallo spazio, segnò il primo punto a favore dell'Urss. Quel 'bip' emesso dal satellite per 20 giorni consecutivi prese alla sprovvista gli Stati Uniti. Per l'Urss fu un orgoglio nazionale e per il mondo segnò l'inizio dell'era spaziale.

Neppure un mese più tardi, il 3 novembre 1957, l'Urss lanciò lo Sputnik 2: fu un altro primato perchè a bordo c'era un essere vivente, la cagnetta Laika. E poichè Laika sopravvisse all'ingresso in orbita ma poi morì per lo stress e il surriscaldamento, nel 1960 l'esperimento si ripetè, stavolta con successo, con i cani Belka e Strelka.

Per gli Usa fu l'inizio di un rinnovamento frenetico. Due anni prima il presidente Dwight Eisenhower aveva annunciato il progetto Vanguard, che prevedeva il lancio di un satellite fra il 1957 e il 1958: battuti sul tempo, gli Stati Uniti cercarono di mantenere comunque la promessa lanciando il primo razzo Vanguard, il 6 dicembre 1957, ma fu un fallimento. Il primo febbraio dell'anno successivo si tentò con un razzo progettato dall'Esercito e dall'ingegnere tedesco passato agli Stati Uniti Wernher Von Braun, l'Explorer I: fu il primo successo a stelle e strisce.

Era il momento di concentrare gli sforzi per recuperare il terreno e così il 29 luglio 1958 gli Usa fondarono la loro agenzia spaziale, la Nasa, diretta da Von Braun.

La gara continuò serrata, un primato dopo l'altro, fino al 12 aprile 1961, quando Yuri Gagarin venne lanciato con la navetta Vostok I: il primo uomo nello spazio era russo.

Qualche settimana dopo, il 5 maggio, Alan Shepard fu il primo americano nello spazio, a bordo di una Mercury 3, in un volo suborbitale. Il primo a raggiungere l'orbita fu invece John Glenn il 20 febbraio 1962, a bordo di una Mercury 6.

Appena 40 giorni più tardi, il 25 maggio 1961, il presidente Usa John Kennedy annunciò al Congresso l'inizio del Programma Apollo, destinato  portare l'uomo sulla Luna entro dieci anni.

Il primo passo fu il programma Gemini, per sperimentare la fattibilità tecnica.

Nonostante i successi americani, furono però ancora i sovietici a fare nuovi passi avanti clamorosi: il 16 giugno 1963 Valentina Tereskova fu la prima donna cosmonauta.

Gli Usa risposero con la prima sonda verso Marte, la Mariner 4, lanciata il 28 novembre 1964.

Il 18 marzo dello stesso anno il sovietico Alexej Leonov fece invece la prima passeggiata spaziale.

La corsa allo spazio restò col fiato sospeso il 27 gennaio 1967, quando l'Apollo 1 esplose sulla rampa di lancio, ma il programma andò avanti. Nel Natale 1968 l'Apollo 8 entrò in orbita lunare e in quello stesso anno i sovietici lanciarono in orbita lunare i primi animali, due tartarughe, sulla capsula Zond 5. Gli Usa raggiunsero alla fine il loro obiettivo il 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong potè muovere il primo passo sul suolo lunare.

I sovietici non si arresero e cominciarono a lavorare alla prima stazione spaziale, la Salyut, che lanciarono il 19 aprile 1971. Solo qualche anno dopo ci furono le prime aperture alla collaborazione: il simbolo della fine della guerra fredda spaziale fu, nel luglio 1975, l'aggancio fra Apollo 18 e Soyuz 19 nella prima missione spaziale congiunta Usa-Urss.