DECADENTISMO

 

Il termine Decadentismo si deve ad un poeta francese “Paul Verlaine” che nella poesia “Languore” scrive “se l’impero alla fine della sua decadenza”.

La pesia venne pubblicata sulla rivista “Le chat noire”.

La suggestione fu ripresa da tutti i poeti europei, a definire lo stato della letteratura, nella metafora di una grandezza ormai sul punto di sgretolarsi.

 

L’immagine decadente è infatti quella della saturazione, dell’eccesso, degli oggetti simbolici , dei velluti, dell’oppio ed infine, della mancanza d’aria.

 

I poeti del decadentismo, si sentono gli unici depositari della realtà superiore, che è sempre e soltanto quella letteraria.

 

I poeti del decadentismo detestano le masse, il proletariato e l’idea stessa di uguaglianza, sentendosi interpreti di una dimensione superiore.

Detestano ugualmente la borghesia, il denaro come strumento di emancipazione sociale, in quanto nobili e quindi disinteressati alla ricchezza e alla accumulazione capitalista

 

 

  • Le correnti del decadentismo

 

Il decadentismo è attraversato due correnti che ne amplificano gli aspetti generali:

 

- L’estetismo (da Aisthesis = sensazione).

 

Il poeta esteta o l’esteta in generale è colui che rincorre la sensazione, l’ebrezza, l’orgasmo che gli deriva da una esperienza sensitiva.

L’esteta è sempre insoddisfatto proprio per la velocità con cui le sensazioni finiscono per annoiralo, per questo riempie la sua letteratura di oggetti sempre più ricercati, sensazionali e strani per i quali cerca sempre nuovi sostituti.

Da un punto di vista letterario la sintassi dell’estetismo è la più elaborata, densa, una prosa e una poesia che ha bisogno di riempirsi di metafore, aggettivi, similitudini, incapace come è di trovare la quiete.

L’estesimo descrive un bisogno inappagato, come nel “Piacere” (D’Annunzio) quando Andrea Sterelli, nella chiusa del romanzo, chiama nel momento del piacere “Maria” con il nome di “Elena”.

 

- Il simbolismo

 

Gli autori legati al Simbolismo, in Italia Giovanni Pascoli prima di tutti, introducono nella letteratura il concetto, che sarà poi psico analitico, del simbolo, l'elemento inconscio che si palesa nell'arte come una premonizione.

I simboli racchiudono le ansie, le paure, i desideri, soprattutto se inconfessabili dell'umanità che, soltanto nella letteratura, trovano espressione, sfuggendo per un istante all'occulto.

Da un punto di vista letterario sono simboli il quadro malefico di Dorian Gray, il nido familiare di Giovanni Pascoli, la trasfigurazione silvana di Gabriele D'Annunnzio (ne "La pioggia del pineto" l'amante si trasforma in natura, simbolo della sensualità).

 

 

  • Il decadentismo e la psicoanalisi

 

Il decadentismo, anticipa alcuni degli elementi propri alla psicoanalisi.

I riferimenti letterari all’ansia, all’angoscia, ai desideri, alle paure e, in particolari alle nevrosi, saranno poi sistematizzati da un punto di vista clinico da Sigmund Freud.

Freud cercherà una cura alle malattie della mente, alle visioni psicotiche, alle storture della schizofrenia, cerando di dare una risposta ai tormenti che, proprio il decadentismo aveva portato nella letteratura.

 

Il testo fondamentale della psicoanalisi è "L’interpretazione dei sogni” (Sigmund Froid 1899) un trattato che pone la questione dei sogni, luogo simbolico e metaforico. Secondo freud esiste un’entità, denominata "SuperIo" che agisce come controllo sulle pulsioni inconpensabili, segrete e socialmente inaccettabili.

Il superIo agisce durante il giorno e ci fa essere razionali, ma, quando dormiamo i sogni non sono più soggetti al suo controllo e diventano il teatro simbolico delle nostre più intime pulsioni: i desideri.

 

 

  • Gabriele d'annunzio

 

Un uomo e un autore straordinario, come la vita che ha vissuto, come le opere che ha scritto.

Una vita di passioni mai soddisfatte, una vita alla ricerca del piacere soprattutto sensuale, con donne diverse, un uomo pienamente concentrato su se stesso.

dilapiderà la propria fortuna per vivere questa vita dissoluta e per spendere circondandosi di lusso.

Partecipa alla II guerra mondiale combattendo con l'esercito italiano contro l'Austria; invade la città di Fiume.

Produce una quantità sconfinata di opere tra cui moltissimi capolavori, ma anche plagi e scritti non belli.

 

E' il massimo esponente dell'estetismo italiano (dal greco "sensazione"). La sua produzione artistica è sconfinata e spazia tra il romanzo, la poesia, il teatro.

La sua vita è  quella di un poeta che vuol far diventare se stesso, la sua vita meravigliosa ed estrema, un'opera d'arte, costantemente alla ricerca del brivido e della sensazione.

Questo è il proposito del personaggio letterario più celebre creato da d'Annunzio, il conte Andrea Sperelli d'Ugenta, il quale nelle prime pagine del romanzo "Il piacere" esprime questo proposito.

L'estetismo di d'Annunzio è un'estasi sempre inappagata, è un'incapacità di fermarsi.

Da un punto di vista formale è protagonista di una letteratura (come per tutti gli autori del decadentismo) di registro altissimo.

La ricercatezza formale, l'invenzione di parole permeano i romanzi come la poesia.

 

La sua produzione letterario comprende romanzi, poesie e opere poetiche.

Alcune delle sue opere più famose sono "L'innocente", "poenma Paradisiaco"  e "Alcyone".

Ma il suo romanzo più celebre è senza dubbio "Il Piacere" scritto nel 1899.

Fu uno scandalo all'epoca per i temi esplicitamente sensuali, fece un successo clamoroso e fu venduto in moltissimo copie.

 

 

Il piacere

 

Racconta la vicenda umana di un giovane intellettuale, Andrea Sperelli.

Ricco, aristocratico, intenditore di cose d'arte ed egli stesso poeta ed incisore, Andrea giunge a Roma nell'ottobre 1884 ,attratto dal fascino della grande tradizione barocca della città, dove conosce la contessa Elena Muti, una giovane vedova.

I due in breve si innamorano e vivono un'intensa relazione che dura fino al marzo 1885, quando Elena inaspettatamente, annuncia ad Andrea la sua intenzione di porre fine alla relazione e, senza un motivo apparente lo lascia e parte da Roma. Il giovane reagisce al brutto colpo ricevuto, dandosi ad una vita depravata, passando di donna in donna, alla ricerca di un particolare che rievocasse Elena in ognuna di esse.

Nel maggio, cercando di sedurre Donna Ippolita, entra in conflitto con Giannetto Rutolo, che lo sfida a duello e lo ferisce gravemente.

Durante la convalescenza nella villa della cugina Francesca D'Ateleta, Andrea conosce Maria Ferres, in vacanza con la figlioletta Delfina e, affascinato dalla bellezza spirituale della donna ben presto se ne innamora.

Anche Maria ricambia l'amore di Andrea, ma tutti i suoi tentativi di resistergli risultano inutili.

Alla fine di ottobre Maria lascia la villa e poco dopo parte anche Andrea. Di ritorno a Roma, il giovane si lascia riprendere dalla corruzione dell'ambiente e si abbandona ancora una volta ai piaceri della vita mondana.

Sempre a Roma, il 30 dicembre, Andrea rincontra Elena, tornata dall'Inghilterra e ormai sposata con un nobile inglese che non ama ma che è molto ricco.

Egli vorrebbe riprendere la relazione con la donna, che non ha mai smesso d'amare, ma ella lo respinge. Andrea si propone di riconquistare la donna, ma nel frattempo giunge a Roma anche Maria, ed egli sentendosi attratto da ambedue decide di farle sue entrambe.

Elena non cede, quindi Andrea decide di dedicarsi soltanto a Maria, con la quale riesce finalmente ad instaurare un'intensa relazione.

L'uomo, però, non riesce a dimenticare Elena e alla fine, proprio quando Maria avrebbe più bisogno di Andrea, perchè il marito è stato coinvolto in uno scandalo, egli in un momento di smarrimento, distrutto dal fatto che Elena avesse un nuovo amante, la chiama con il nome dell'altra.

Maria, sconvolta, scappa via senza dire una parola e lo lascia per sempre.

 

 

La pioggia nel pineto

 

Odi? La pioggia cade

su la solitaria

verdura

con un crepitío che dura

e varia nell’aria

secondo le fronde

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

delle cicale

che il pianto australe

non impaura,

nè il ciel cinerino.

E il pino

ha un suono, e il mirto

altro suono, e il ginepro

altro ancóra, stromenti

diversi

sotto innumerevoli dita.

E immersi

noi siam nello spirto

silvestre,

d’arborea vita viventi;

e il tuo volto ebro

è molle di pioggia

come una foglia,

e le tue chiome

auliscono come

le chiare ginestre,

o creatura terrestre

che hai nome

Ermione.

 

Ascolta, ascolta. L’accordo

delle aeree cicale

a poco a poco

più sordo

si fa sotto il pianto

che cresce;

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall’umida ombra remota.

Più sordo e più fioco

s’allenta, si spegne.

Sola una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne.

Non s’ode voce del mare.

Or s’ode su tutta la fronda

crosciare

l’argentea pioggia

che monda,

il croscio che varia

secondo la fronda

più folta, men folta.

Ascolta.

La figlia dell’aria

è muta; ma la figlia

del limo lontana,

la rana,

canta nell’ombra più fonda,

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su le tue ciglia,

Ermione.

 

Piove su le tue ciglia nere

sìche par tu pianga

ma di piacere; non bianca

ma quasi fatta virente,

par da scorza tu esca.

E tutta la vita è in noi fresca

aulente,

il cuor nel petto è come pesca

intatta,

tra le pàlpebre gli occhi

son come polle tra l’erbe,

i denti negli alvèoli

con come mandorle acerbe.

E andiam di fratta in fratta,

or congiunti or disciolti

(e il verde vigor rude

ci allaccia i mallèoli

c’intrica i ginocchi)

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su i nostri vólti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggieri,

su i freschi pensieri

che l’anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

m’illuse, che oggi t’illude,

o Ermione.

 

 

E' la poesia più famosa di d'annunzio e la più celebre tra le poesie di autori italiani. Si esprime il panismo d'annunziano (dal dio Pan, divinità silvestre risalente all'antica Grecia, mezzo uomo e mezzo capra.)

Il Panismo crea una fusione tra l'elemento naturale e quello più specificatamente umano; quello di D'Annunzio consiste nel considerare la natura come un'entità viva e movimento continuo.

Con questa entità l'uomo deve fondersi e stabilire un contatto intenso, fino ad immergersi nel suo ritmo vitale, uomo e mondo si uniscono e entrano direttamente in contatto.

Egli cerca una fusione dei sensi e dell'animo con le forze della vita, accogliendo in sé e rivivendo l'esistenza molteplice della natura, con piena adesione fisica, prima ancora che spirituale, riesce ad aderire con tutti i sensi e con tutta la sua vitalità alla natura, s'immerge in essa e si confonde con questa stessa.

Si rivolge ad una donna, Eleonora Duse, che qui chiama Ermione.

 

 

 

  • Giovanni pascoli

 

E’ coevo di Gabriele D’Annunzio, anche se di qualche anno più vecchio, ed è il secondo grande autore del Decadentismo Italiano, di cui interpreta la sfumatura simbolista.

Il simbolismo di Pascoli nasce ed è racchiuso nella tragedia famigliare che colpisce la sua famiglia: la morte del padre.

La traumatica esperienza e il conseguente dissolvimento del nido famigliare segneranno per sempre l’opera e la poetica di Pascoli.

 

Il simbolo della famiglia è presente in tutte le poesie di Pascoli, con metafore che rimandano al nido, alla fanciullezza, alla perdita dei riferimenti familiari.

 

Il simbolismo di Pascoli ha chiari riferimenti psicoanalitici (Freud), Pascoli infatti vivrà nel rimpianto e nella sublimazione di un mondo (la famiglia) che non riuscirà più a ricostruire.

I suoi rapporti con le donne sono inesistenti, se non per un sentimento incestuoso con la sorella, che gli resterà accanto fino alla morte.

L’ansia di vivere, caratteristica di tutto il Decadentismo, assume in Pascoli la forma dell’alcolismo, l’estrema risorsa del poeta per liberarsi dalle angosce, dagli incubi che lo attanagliano.

Il simbolismo di Pascoli, cosi come il suo lato Freudiano, emergono nello scritto nel quale egli sostiene che in ogni artista vive un Fanciullo, e che questo, attraverso la sua purezza, interpreta il mondo e lo trasforma in Arte.

Pascoli detestò D’Annunzio, invidiandogli la vita, la fama e il successo.

D'altro Canto invece D'annunzio si mostrò sempre leale nei confronti di Pascoli.

Entrambi rappresentarono il Decadentismo (ognuno con le proprie sfaccettature) , un periodo che era prossimo a lasciare spazio alle Avanguardie Artistiche del '900.

 

Alcune delle suo opere più celebri sono; "Poemetti", "I canti di Castelvecchio", e "Myricae"

Lampo è una delle suo peosie più famose, simili anche "Tuono" e "Tempesta"

 

 

Lampo

 

E cielo e terra si mostrò ciò che era:

la terra ansante, livida, in sussulto;

 

il cielo ingombro, tragico, disfatto:

 

bianca bianca nel tragico tumulto

 

una casa apparì sparì d'un tratto;

 

come un occhio, che, largo esterrefatto,

 

s'aprì si chiuse, nella notte nera.

 

 

In questa poesia Pascoli parla di un lampo che rompe il silenzio e la notte con una luce violenta tale che mette a nudo la vera realtà del mondo.

La sua casa perde almeno in parte la sicurezza e il senso di protezione che aveva fino ad un momento prima.

Ed in questa situazione d’angoscia e paura, Pascoli sente la sua vita in bilico tra il voler restare in un “nido” ormai distrutto e l’affrontare una vita piena d’inganni.

Pascoli associa la sua casa al Bianco, dandole quindi un aspetto positivo, contrapponendola al Nero della notte, che prende quindi un senso di Paura e Angoscia.

Tutto questo serve a rimarcare ancora una volta come il mondo, fuori dal suo nido familiare, sia pericoloso e tragico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE AVANGUARDIE DEL 900

 

Il termine avanguardia deriva dal francese "avant guarde", termine militare che definisce le truppe che per prime incrociano il nemico.

Il nemico delle Avanguardie artistiche del ‘900 è il passato (nove secoli di letteratura, arte figurativa e arte musicale).

La sublimazione formale del Decadentismo, la ripetizione di schemi ormai giunti a saturazione, saranno spazzati da una freschezza distruttiva che è la cifra delle Avanguardie.

Non è un caso che la prima è la più importante delle Avanguardie ,Il Futurismo, nasca in Italia, paese custode del passato, della classicità e della tradizione ormai morente di vesti già dimenticate.

L’impatto delle Avanguardie sarà deflagrante, secoli di tradizione verranno abbattuti da artisti senza paura, desiderosi di superare la noia e l'asfissia della ripetizione di simboli, canoni e incubi.

Le Avanguardie sono freschezza e ardimento, là dove il Decadentismo era turbamento e ansia.

Le Avanguardie vivranno la distruzione del passato anche in modo drammatico, attraversando 2 guerre mondiali.

Grazie alle Avanguardie l’arte esploderà mondi incogniti, abbandonando la forma, lo stile e i canoni di un passato che stava ormai per morire.

La novità abbatte il classico nel campo dell'arte, nel momento in cui si affermano la fotografia e la cinematografia; quindi l'arte non è più fine a se stessa ma la rappresentazione di qualcosa.

 

 

  • Futurismo

 

E' la prima delle avanguardie, il movimento che più di ogni altro influenza il rinnovamento delle arti.

Il suo ispiratore, Filippo Tommaso Marinetti, pubblica nel 1909 il Manifesto del Futurismo.

La straordinaria energia contenuta nei propositi del Manifesto contagia un pubblico di giovani ed ha, nella provocazione, la sua cifra abituale.

I futuristi esaltano l'azione come simbolo del rinnovamento e celebrano metaforicamente la guerra "come sola igiene del mondo".

La metafora distruttiva del '900 si compie con il Futurismo che cancella l'arte così come era stata rappresentata fino a quel momento.

Il rifiuto della tradizione, intesa come conservazione, si estende alla figura della donna che è disprezzata nel suo ruolo di madre e di custode, appunto, di un passato che è divenuto ormai insopportabile. C'è un'esplosione di energia, di giovinezza da parte dei futuristi.

La donna futurista è ancorata al suo desiderio nella sua totalità, esalta la trasgressione e la sensualità. Il Futurismo ha prodotto provocazioni, il suo nucleo è la distruzione del passato.

Nasce come un movimento letterario anche se comprenderà tutti i campi dell'arte.

 

 

  • Dadaismo

 

Il dadaismo è cronologicamente la seconda avanguardia del '900.

Il suo manifetso  viene infatti pubblicato nel 1916, da Tristan Tzara.

Il nome dada non significa nulla se non il senso ultimo di una prvocazione.

Il movimento dadaista afferma come primo assioma che "l'arte non è una cosa seria", spregia i valori borghesi e si propone di dissacrare quel mondo, di farlo arrossire, è contrario alla guerra, dichiaratamente pacifista.

 

Con queste premesse si inserisce nel filone distruttivo delle avanguardie con il chiaro scopo di liberarsi di secoli di storia. La produzione dada è una produzione che vuole scioccare, provocare, infastidire i benpensanti e la morale comune.

L'artista dadaista si eleva con il sorriso e la forza dell'ironia sulla classicità pomposa dei letterati classici, dei cattedratici incapaci di superare la noiosa ripetizione del mondo; e in questo senso sono rivoluzionari.

Gli artisti dada vogliono stupire il pubblico.

 

Tristan Tzara, fondatore e famoso artista del movimento dadaista, scrive:

Per fare una poesia dadaista

Prendete un giornale.

Prendete le forbici.

Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate

per la vostra poesia.

Ritagliate l'articolo.

Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono

l'articolo e mettetele in un sacco.

Agitate delicatamente.

Tirate poi fuori un ritaglio dopo l'altro disponendoli nell'ordine

in cui sono usciti dal sacco.

Copiate scrupolosamente.

La poesia vi somiglierà.

Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale

e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo.

 

 

  • Surrealismo

 

E' l'ultima delle avanguardie, Andrè Breton pubblica il Manifesto del surrealismo nel 1924, dopo gli orrori della Grande guerra, le sue caratteristiche fondamentali sono: l'esplorazione del mondo letterario e figurativo dei sogni, la ricerca artistica dell'associazione mentale come unico veicolo alla libertà di espressione, il rifiuto della guerra e dell'aggressività, la necessita di libertà di creare senza la gabbia della morale e delle convenzioni borghesi.

 

Tutte le avanguardie rifiutano la massa in quanto tale, sono antiborghesi, antifascisti, elitari perchè vogliono evidenziarsi dagli altri, vogliono rifutare qualsiasi convenzione.

Il sogno libera qualunque pulsione, i surrealisti cambiano il controllo che si ha sulla propria vita con la massima libertà nelle lettere e nelle arti (sogno, incubo, desiderio). Negli scrittori surrealisti c'è una libertà di espressione a tutti livelli, qualunque sia il tema, soprattutto quello sessuale.

Tutta la letteratura ha come elemento il libero fluire dei desideri senza il super-io che ne blocchi l'esistenza.

Surrealisti sono i quadri di Dalì, i romanzi di Kafka.

 

In letteratura sono da ascriversi al surrealismo, a vario titolo, Kafka (volle che fossero bruciate tutte le sue opere perché non venissero lette; furono salvate da un suo amico), Pirandello e, in tempi contemporanei, gli autori del realismo magico fino agli scrittori fantasy.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIRANDELLO

 

Pirandello fa parte del movimento più caratteristico del surrealismo, ha molto a che fare con la psicoanalisi.

Scrive testi teatrali e testi in prosa e si avvicina molto a Kafka.

Il surrealismo ha molte implicazioni psicoanalitiche, per esempio il modo in cui esprime l'inconscio, interrogandosi sulle ossessioni e sulle patologie mentali.

Nel 1901 pubblicò il suo primo romanzo, L'esclusa, che segna il passaggio dal modello narrativo verista allo stile "umoristico", cioè a una caratteristica mescolanza di tragico e comico, che da quel momento avrebbe caratterizzato la produzione pirandelliana. Nel 1903 lo scrittore si trovò improvvisamente in rovina e con la moglie in preda alla pazzia; risale a quest'epoca la stesura della sua migliore opera narrativa, il romanzo Il fu Mattia Pascal (1904).

 

 

  • Il treno ha fischiato

 

E' una delle novelle più celebri dell'autore.

C'è una causa scatenante che mette in moto i meccanismi della nostra mente. Tutto ciò che noi sogniamo, appaga un nostro desiderio.

 In quello che scrive Pirandello, è sempre presente il tema dell'inconscio.

Dal punto di vista degli artisti, il protagonista è sempre sinonimo di normalità, nel caso di questa novella, la causa scatenante è il treno che fischia, nel momento in cui il personaggio principale sente il rumore, inizia ad immaginare un'altra vita.

 

 

  • Il fu Mattia Pascal

 

Mattia Pascal vive a Miragno, un paesino immaginario della Liguria.

Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, Batta Malagna.

Mattia per vendicarsi compromette la nipote Romilda.

Costretto a sposarla, si trova a convivere con la suocera Marianna Pescatori, che lo disprezza.

La vita familiare è un inferno, umiliante è il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.

A Montecarlo vince alla roulette un'enorme somma di denaro e per caso legge su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita.

Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari.

S'innamora di sua figlia Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. A questo punto si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste.

Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla sua tomba.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EUGENIO MONTALE

 

Di lui abbiamo una produzione immensa, è considerato il più grande poeta del '900. Ha vissuto una vita pacata senza eccessi, una vita tranquilla.

Parte dall'avanguardia e poi ritorna alla perfezione della letteratura classica, perchè stanco di quel tipo di scrittura senza regole.

Montale ha di classico l'idea della donna angelo, e dell'avanguardia il male di vivere, la scoperta dell'inconscio.

Nato in Liguria vivrà a Milano, dove morirà.

Irma Brandeis, sua amante, sarà celebrata nelle sue poesie con il nome di Clizia;

Sua moglie, Drusilla Tanzi, sarà celebrata con il nome di Mosca.

 

  • Meriggiare pallido e assorto (Ossi di seppia, 1925)

 

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d'orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

 

Nelle crepe dei suolo o su la veccia

spiar le file di rosse formiche

ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano

a sommo di minuscole biche.

 

Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

 

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com'è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

 

Il paesaggio è quello ligure, scabro, arso, bruciato dal sole di mezzogiorno.

Su questo sfondo, che è emblema della desolata condizione umana, gli oggetti appaiono immobili e come pietrificati, anche a causa di un linguaggio essenziale e concreto.

I suoni aspri e dissonanti, accentuano il senso di disarmonia con il mondo, che fin dagli anni giovanili Montale registra nelle sue poesie.

In concreto il poeta Montale descrive un assolato e arido paesaggio estivo colto nell'ora del meriggio, quando per effetto della calura e della luce accecante la vita sembra come pietrificata.

Egli cerca di trovare nel calore di quel paesaggio la tranquillità e la pace interiore, ma non ci riesce a causa dei suoi tormenti.

Dalla descrizione non emergono, se non in qualche tratto, sensazioni di gioia e di slancio vitale; domina, al contrario, il motivo dell'aridità, dell'isolamento, della solitudine, rivelati da parole-chiave quali il muro e la muraglia, simboli del limite invalicabile che impedisce all'uomo di mettersi in contatto con gli altri e lo condanna all'isolamento. L'orto, luogo chiuso, appare come immagine concreta di una prigione da cui non si può evadere; le crepe del suolo, i pruni e gli sterpi, i calvi picchi, diventano simboli dell'aridità e del grigiore dell'esistenza; il sole che non illumina bensì abbaglia, acceca, non lascia vedere le cose.

La vita è un “travaglio” , scorre senza posa su un muro arroventato dal sole, rovinato, oppure come in questo caso sovrastato da vetri taglienti, che rendono impossibile scavalcarlo e andare di là, dove forse risiede una vita migliore o, semplicemente, una spiegazione.