HOLLYWOOD

 

Hollywood è considerata la capitale mondiale del cimema, e ha svolto un ruolo fondamentale nella storia del grande schermo.

Nato negli anni '80 dell'800 come Ranch, nel 1910 conosce un boom economico e demografico incredibile, dovuto al monopolio dei brevetti della MPPC che non aveva valore nello stato della california; questo convinse moltissime case di produzione a trasferirsi ad Hollywood che diventa quindi la realtà che è oggi.

 

 

  • Studio System

 

"Studo System" è il nome con il quale ci si riferisce al metodo di produzione adottato da hollywood dagli anni '20 fino alla metà degli anni '50.

Esistevano 8 grandi major che controllavano l'intero mercato attraverso il possesso di tutta la filiera produttiva distributiva necessaria alla creazione id un film.

Cinque di queste costituivano una alleanza commerciale enorme: Fox, Loew's Inc., Paramount, RKO Radio e Warner Bros.

Le altri 3 rimasero indipendenti ma comunque con una enorme importanza sul panorama mondiale: Universal, Columbia e United Artist.

Nel 1948 la Corte Suprema con una legge anti-trust stabilisce che è necessaria una separazione tra Produzione e Distrubuzione, e nel 1954 con la competizione della televisione e la "super-filiera" delle major interrota, finisce l'era dello "Studio System".

 

 

  • Star System

 

Per "Star System" si intende il sistema di produzione usato dalle major holliwodiane, concentrate su lanciare e pruomovere delle "star" personaggi publici noti e amati dal publico, che creano un fenomeno di attrazione di massa e quindi un riscontro economico per le case di produzione.

Il fenomeno conobbe il suo massimo apice tra gli anni '30 e gli anni '50 avviandosi la declino con la morte id artisti come James Dean e Maryline Monroe.

 

 

  • Codice di Produzione o Codice Hays

 

 I film degli anni Venti che trattavano con una certa liberalità le relazioni tra i sessi, la violenza, ecc. erano stati spesso attaccati per la loro "immoralità".

Ciò aveva spinto Hollywood, per evitare una legge di censura federale, a promuovere un organismo di autocensura, la Motion Picture Producers and Distributors Association.

L'MPPDA  però non agì in modo troppo stringente, dato che in ultima analisi era legato agli interessi di Hollywood, i cui produttori censuravano volentieri tutto ciò che era politicamente progressista, ma erano restii a rinunciare ai richiami dell'erotismo e della violenza, che attraevano il pubblico.

Nel 1930 venne varato il "Codice di Produzione"che conteneva severe indicazioni, e che passò alla storia come "Codice Hays".

Questo specificava cosa fosse o non fosse considerato "moralmente accettabile" nella produzione di film, attraverso l'espressione di 3 principi fondamentali e diverse "applicazioni particolari".

Non mancarono sfide aperte a questo codice, la più famosa fu quella condotta da Mae West, attrice e sceneggiatrice dei suoi film che inventò un personaggio forte e distinto dalle fulminanti battute a doppio senso ("Tesoro, hai in tasca una pistola oppure sei solo contento di vedermi?").

Dopo altre campagne scandalistiche, nel 1934, si decise che i film che non avessero presentato il "marchio" MPPDA avrebbero subito una multa salatissima.

Questa misura piegò produttori e autori. Da quel momento opportune dissolvenze sostituirono l'approccio tra i sessi, dialoghi sofisticati sostituirono l’esplicito e i film di Mae West vennero tagliati.

LE AVANGAURDIE

 

L'impressionismo, l'espressionismo, la scuola del montaggio sovietico non esauriscono il vasto panorama di innovazione e sperimentazione del cinema europeo degli anni Venti. Alle possibilità espressive del nuovo mezzo guardano con interesse artisti come il cubista Fernand Léger, il dadaista Duchamp, il surrealista Dalì e molti altri che nel corso di questi anni integreranno il proprio percorso artistico con originali produzioni cinematografiche. Le avanguardie del cinema astratto, del cinema cubista, dadaista e surrealista ebbero vita breve, ma lasciarono segni tuttora tangibili nella storia del cinema.

Le avanguardie cinematografiche si svilupparono quasi in contemporanea con le avanguardie artistiche, quindi in ordine cronologico:

 

  • Cinema Futurista

 

Nel 1916 Alcuni esponenti del movimento futurista italiano pubblicano il manifesto della cinematografia futurista, sostenendo che, il libro come mezzo di comunicazione sarebbe stato presto destinato a scomparire, rimpiazzato dal cinema.

In grado id esaltare il dinamismo rivoluzionario tipico delle nuove generazioni.

Il manifesto riporta: “Il cinematografo futurista collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente)”.

L’intento dei futuristi è infatti quello di rinnovare tutto, reprimendo il passato, e liberando l’arte  e la comunicazione da qualsiasi vincolo.

Pensano che nonostante il cinema sia nato da pochi anni abbia già ereditato i canoni e le strutture del teatro letterario.

I primi avventori descrivono così gli elementi del cinema futurista: “Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore, dalla linea alle parole in libertà, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti. Esso sarà insomma pittura, architettura, scultura, parole in libertà, musica di colori, linee e forme, accozzo di oggetti e realtà caotizzata "

Purtroppo la gran parte delle pellicole del cinema di quegli anni, è andato perduto, viene infatti indicato “Thais, di Anton Giulio Bregaglia (1917)” come unica testimonianza della cinematografia futurista.

 

 

  • Cinema Astratto

 

Il cinema astratto è forse la più strana delle avanguardie cinematografiche.

Nasce sull'onda della pittura astratta, sviluppatasi negli anni venti del novecento in europa e in russia.

I primi cineasti ad intuire che anche il cinema in quanto arte poteva essere liberato dai canoni tradizionali della narrazione, sostituendo le classiche riprese ad un gioco di forme, luci e suoni senza un apparente senso, furono Hans Ricther (fondatore del movimento), Viking Eggeling e  Walter Ruttmann.

Il primo film astratto in assoluto è Rhythmus 21 (1921) seguito da Rhythmus 23 (1923) e Rhythmus 25 (1925) di Hans Ricther.

 

 

  • Cinema Cubista

Il cubismo, inteso come movimento di scomposizione delle forme, si trasmise presto al cinema. Il pittore e cineasta Fernand Léger girò nel 1924 il film Ballet mécanique. Come nel cinema astratto anche qui si abbandonava qualsiasi narrazione, in favore di una "danza" libera di corpi e oggetti, interessata solo al ritmo. Come la pittura si andava liberando dal vincolo del modello e della riproduzione degli oggetti reali, così il cinema si andava liberando dall'obbligo di raccontare una storia. Immagini ripetute ritmicamente, rallentate, accelerate, non trovano se non nel ritmo del montaggio il loro legame

 

 

  • Cinema Dadaista

Il dadaismo, come movimento artistico, era nato nel 1916 a Zurigo ad opera di Tristan Tzara e presto si era diffuso in Francia. Nel dadaismo confluivano idee anarchiche, nichiliste, sarcastiche, era la ricerca di una libertà assoluta che liberava la produzione artistica da qualsiasi deferenza verso il passato o anche qualsiasi significato o scopo estetico.

L'incontro fra dadaismo e cinema produsse alcuni capolavori, come il film di René Clair Entr'acte (Intervallo, 1924), nato proprio come intervallo cinematografico tra i due tempi di un balletto.

Si tratta di un film di sole immagini, che non vogliono riprodurre alcuna storia sensata, le scene si compongono e si scompongono creando una sorta di balletto visivo, all'insegna della gioia di vivere e di guardare.

 

 

  • Cinema Surrealsta

Il surrealismo nasce ufficialmente nel 1924 con la pubblicazione della manifesto surrealista da parte di Andrè Breton, rimasto molto colpito da "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud, che infatti descrive il surrealismo come: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero.

Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale."

Il film più importante appartenente a questo movimento è “Un Chien andalou" realizzato da Louis Brunella e Salvador Dalì nel 1928.

La pellicola viene descritta dai suoi autori come null'altro che un'istigazione all’omicidio.

Il surrealismo al contrario delle altre avanguardie non cerca l'abbattimento e l'eliminazione di ogni codice e convenzione narrativa al contrario di costruire una nuova forma di narrazione in grado di accogliere il bisogno di velocità, freschezza e novità espresso dagli artisti del tempo.

 

ANNI '30 e '40

 

  • Il passaggio al sonoro

 

I film non furono mai davvero muti, fin dalle prime proiezioni, le sale ingaggiavano dei pianisti o delle orchestre intere per suonare durante il film.

Il repertorio era però deciso dal musicista, ed era quindi molto importante che fosse di talento.

Ricorrevano spesso alla tecnica del leitmotiv.

I primi tentativi di sonorizzare il cinema furono fatti agli inizi del ‘900 da Alice Guy e Georges Mendel, ma non ebbero molto successo.

Una Grande novità fu introdotta dal film “L’Assistant du Due de Guise” che insieme alle pellicole del film distribuì le partiture musicale da eseguire in sale con le indicazione sulla scaletta e le tempistiche.

Agli inizi degli anni ’20 tutte le grandi major stavano investendo in diversi sistemi di sonorizzazione, e ognuno possedeva i brevetti di uso esclusivo dei sistemi.

La warner Bros fu la prima a publicare una pellicola sonorizzata, ma il primo film, “Don giovanni”, conteneva solo musica.

Nel 1927 esce il primo film parlato della storia, sempre della Warner Bros “Il cantante Jazz” che conteneva solo pochi minuti di conversaizoni, un anno dopo il primo film con dialoghi analoghi ai quelli moderni.

Le maggiori case di produzione firmarono poi una accordo per impegnarsi a cercare un metodo di sonorizzazione efficace comune, per poter ridurre i costi di produzione e attrezzare universal,met le sale cinematografiche.

Fu scelta la “pellicola sonora” sviluppata dalla western elettrica, dove i suoni venivano registrati in una colonna a lat dei fotogrammi, da qui il nome “colonna sonora”.

Nei primi momenti il passaggio la sonoro mia molto in difficoltà i registi, le macchina d presa dovevano essere chiuse dietro a pareti insonorizzate (per schermare l rumore die motori delle bobine), e gli attori camminavano a passo felpato per non coprire  loro voce con il rumore die passi, tutto questo limita ovviamente i movimenti e l libertà sul set.

Il primo a trovare una soluzione fu King Vidor, che fu il primo a doppiare un film in postproduzione, il che apre la strada ai cartoni animati, e pochi anni dopo Walt Disney publica “Steamboat Willy” e nasce topolino.

 

 

  • Il cinema sotto il fascismo

 

Durante gli anni '20, il cinema italiano attraversava una profonda crisi.

Soltanto il 10% dei film era di produzione italiana.

Tale Fenomeno era dovuto anche al fatto che Mussolini, in carica dal 1922, si preoccupava principalmente di propaganda ed informazione, lasciando poco spazio alla narrazione.

Solo negli anni '30 si cominciò a pensare alla salvaguardia del nostro cinema, limitando la visione di pellicole straniere e istituendo alcune manifestazioni, la più importante è " La mostra del cinema di Venezia", andata in scena per la prima volta nel 1932.

Nel 1935 viene creato il " Centro Sperimentale del Cinema" e nel 1937 nasce Cinecittà.

 

Nonostante le produzioni aumentarono notevolmente, la qualità del prodotto rimase molto bassa a causa del controllo totalitario del Fascismo, nessuna delle case produttrici era però in grado di fare a meno delle sovvenzioni statali.

Il regime fascista dovette prendere atto che i film più scopertamente propagandistici non avevano molto successo, e non ostacolò la produzione di film leggeri, scanzonati, di pura evasione che esaltavano la piccola borghesia e i suoi sogni di ascesa sociale. Dato che spesso in queste pellicole si mostravano ambienti ricchi e scintillanti, il filone venne definito "cinema dei telefoni bianchi".

 

Con l'inizio della guerra, nel 1940, la produzione cinematografica crebbe ulteriormente, spinta dal regime. Ciò permise ad una serie di giovani registi di sperimentarsi con opere che offrivano un più accentuato realismo.

La vera rottura con tutta la cinematografia precedente e l'inizio del neorealismo si ebbe però con il film Ossessione di Luchino Visconti (1943). Era tratto dal romanzo di J. Cain "Il postino suona sempre due volte". Il film segue le vicissitudini di un vagabondo e della sua amante, complici nell'omicidio del marito di lei. L'ambientazione, i costumi, la recitazione sono di un realismo sconosciuto all'epoca. Dopo alcune discusse proiezioni, il film fu rapidamente tolto dalla circolazione.

 ANNI '50 e '60 Il neorealismo Il neorealismo fu un movimento culturale che si sviluppò in Italia tra il 1945 e il 1951 ed ebbe nel cinema la sua maggiore espressione. Il neorealismo cinematografico italiano esercitò un vasto e duraturo impatto sull'intero cinema mondiale. L'Italia era riuscita a liberarsi dal fascismo e dall'occupazione tedesca anche grazie a un enorme movimento di resistenza che contribuì a creare un clima di speranza e di rinnovamento che si diffuse nell'ambiente cinematografico. L'entusiasmo e le idee erano molte, dunque, ma le risorse economiche poche. Nonostante ciò videro la luce tutta una serie di film, anche a budget ridotto, che ebbero un forte successo internazionale. Il neorealismo dovette subire molteplici attacchi perché il clima politico mutò a partire dal 1947, quando i partiti di sinistra furono allontanati dal governo e le forze moderate cominciarono a incoraggiare un cinema di evasione. La "Legge Andreotti" nel 1949 subordinava gli aiuti statali ad un sistema di controllo governativo: al film poteva essere negata la licenza di esportazione se "diffamavano l'Italia", e diverse pellicole, tra cui Ladri di biciclette, furono censurate. I film neorealisti si distinsero seccamente dalla produzione precedente italiana e mondiale. Erano girati non nei teatri di posa, ma anche nelle strade e nelle campagne. Proponevano storie che raccontavano le vicende attraversate dall'Italia, la resistenza partigiana, le condizioni sociali delle classi più povere. Per la prima volta i protagonisti erano degli operai, dei contadini, degli adolescenti, dei pensionati. Non erano film di evasione, ma descrivevano criticamente la situazione difficile attraversata dall'Italia, in un modo così fedele alla realtà che alcuni di quei film possono oggi essere visti come documentari di un'epoca. Le trame erano costruite per somma di episodi, molti dei quali apparentemente non significativi, spesso i momenti più drammatici erano raccontati in maniera sommaria o addirittura sostituiti da ellissi, a volte i finali erano aperti. Negli anni '50 la corrente Neorealista, pur continuando ad influenzare i registi, iniziò a sparire, lasciando spazio all' Esistenzialismo. Questa forma di espressione vide come protagonisti alcuni dei più famosi registi italiani ( Fellini, Pasolini, Antonioni), che curavano quasi tutti gli aspetti della produzione del film. Durante quest'epoca le tematiche più ricorrenti furono i problemi esistenziali, come ad esempio il rapporto tra uomo e donna, che venivano trattati all'interno di contesti sociali molto reali, seguendo in parte la corrente Neorealistica.

 

IL RINNOVAMENTO CINEMATOGRAFICO

 

  • In Italia

 

Una nuova generazione di cineasti nati negli anni Trenta debuttò negli anni Settanta sotto l'influenza tematica e stilistica della nouvelle vague francese, ponendosi in sintonia con i gusti di quei giovani che andavano radicalizzandosi e che daranno vita al '68. Molto spesso nei film di questi registi le tematiche sentimentali, sessuali, relazionali, generazionali, travalicavano quelle più classicamente politiche, anche se la critica di alcune istituzioni, soprattuo la famiglia, era molto radicale. Spesso mettevano in scena personaggi che in qualche modo assomigliavano a se stessi: figli della borghesia, in rottura con il proprio ambiente. La loro è stata spesso descritta come una rivolta contro i padri. Alcuni di questi registi erano vicini, in quei tempi, alle formazioni di estrema sinistra e polemizzavano con i registi del cinema politico e della commedia all'italiana (spesso leati al PCI) perché troppo attenti, a loro modo di vedere, al successo di pubblico. Si considervano "autori" perché volevano mantenere il controllo totale della realizzazione filmica, e quindi non tutti accettavano il contributo di sceneggiatori e montatori esperti. Con l'esaurirsi della rivolta giovanile, anche questa corrente venne meno. I suoi esponenti continuarono comunque a far cinema, con risultati alterni.

 

 

  • In Francia, la Nouvelle Vague

 

Nella Francia degli anni Cinquanta, nonostante l'industria nazionale non navigasse in buone acque, erano moltissimi gli appassionati di cinema che affollavano le sale cinematografiche, ma anche cineclub e cinema d'essai.

Questo nuovo e giovane  pubblico cercava un cinema che li facesse anche riflettere e pensare, assuefatto dal consumo dei film di Hollywood che invadevano le sale, avvertiva il bisogno di una rottura con gli schemi classici.

Tra le molte riviste di critica cinematografica che questo pubblico divorava, la più celebre divenne quella fondata nel 1951, "Les Cahiers du Cinéma", prima rivista della cinefilia moderna.

Nel 1953 il Centre National du Cinéma aveva introdotto un premio di qualità che permetteva a nuovi registi di realizzare cortometraggi e lungometraggi.

Così fra il 1958 e il 1961 poterono esordire nel lungometraggio dozzine di nuovi registi tra i quali anche i giovani e battaglieri critici dei "Cahiers du Cinema".

In questo periodo si doffonde l’idea dell’importanza assoluta del regista come uni artista responsabile della riuscita d un film, nasce il concetto di “film d’autore” e si affermano nuovi grandi nomi del panorama europeo.

 

 

  • In America

 

All'inizio degli anni '60 una serie di autori indipendenti diedero vita ad esperienze che rompevano con le regole stilistiche del cinema hollywoodiano utilizzando un montaggio spezzato, riprese mosse, narratività non lineare, temi proibiti, modi documentaristici. Erano influenzati dal cinema europeo, soprattutto dalla nouvelle vague, che circolava grazie ai cinema d'essai. Vi si proiettavano soprattutto film stranieri (inglesi, ma anche quelli del neorealismo, e altri considerati "spinti" dal pubblico USA). Questi film sperimentali non furono certo campioni d'incassi, ma esercitarono una notevole influenza sulla successiva New Hollywood che ne utilizzò gli stilemi, pur addolcendoli.

Nel 1960 Jonas Mekas scrisse il Manifesto del New American Cinema Group ("Non vogliamo film mistificatori, ben fatti, persuasivi, ma grezzi e mal fatti, purché vitali")

A questo tipo di cinema, che venne da alcuni definito underground (per la sua esistenza sotterranea che si sviluppa all'interno ad una sorta di contro-sistema), si avvicinarono anche artisti come Andy Warhol. Quest'ultimo produsse e diresse una sessantina di film molti dei quali censurati e distribuiti solo con il passaparola. Sleep (1963) per 6 ore segue il sonno di un uomo, Empire (1964) consiste di 8 ore di riprese immobili sull'Empire State Building, Chelsea Girls (1966) mostra due film proiettati contemporaneamente mostrando due storie diverse, Lonesome Cowboys (1968) è una sorta di western gay e in Blue Movie una coppia fa l'amore dal vivo per tutta la durata del film.

 

Negli USA fra la metà degli anni ‘60 e la metà dei ‘70 si assistette a una ondata senza precendenti di proteste giovanili che sconvolse gli assetti della società. Si contestava il vecchio assetto patriarcale, il militarismo, l'imperialismo, la ricchezza, la famiglia, il perbenismo, la repressione sessuale e il crescente coinvolgimento nella guerra del Vietnam. Gli assassinii di Martin Luther King e Robert Kennedy contribuirono ad accrescere l'indignazione. Le università esplosero: nel 1970 ben 400 chiusero o entrarono in sciopero. Questo clima dette origine a un cinema politicamente critico e militante che si serviva di canali alternativi a quelli degli Studios.

 

Hollywood entrò nella peggiore crisi della sua storia: i giovani, che erano diventati alla fine degli anni '50 i principali consumatori di film, rifiutavano un cinema che non affrontava i temi politici e sociali che stavano a cuore alla nuova generazione. Del resto le megaproduzioni degli anni ‘60, pur avendo spesso raggiunto record d'incassi, in alcuni casi andarono incontro a gravissimi disastri finanziari, e la concorrenza tv era sempre più forte. I produttori andarono alla ricerca di nuovi modi per attrarre il pubblico. Il codice Hays venne formalmente abbandonato e nel 1968 gli Studios crearono un sistema di valutazione che permetteva di far uscire film con riferimenti sessuali o violenti contrassegnandoli con lettere di diverso significato. Il successo di film come Il laureato (The Graduate, r. di Mike Nichols, 1967), Bonnie and Clyde (Gangster Story, r. di Arthur Penn, 1967), Nick Mano Fredda (Cool Hand Luke, r. di Stuart Rosenberg, 1967) convinsero definitivamente gli Studios a finanziare film innovativi sul piano formale e contenutistico, diretti al pubblico giovane e contestatario.

 

Lo stile realizzativo di Hollywood era rimasto pressoché immutato per cinquant'anni. I film di questo periodo introdussero per la prima volta dei cambiamenti, non tanto radicali quanto quelli del cinema europeo e del new american cinema, ma comunque significativi e senza precedenti. Dal punto di vista dei contenuti i perdenti e gli antieroi divennero i protagonisti quasi esclusivi di questi film; le figure dotate di autorità erano sempre viste negativamente; le donne assunsero ruoli importanti; la famiglia, la polizia, le chiese, l'esercito, il conservatorismo, l'America profonda vennero prese di mira. Anche la drammaturgia venne sconvolta: l'happy end divenne una banalità, preferendo finali amari o aperti, l'attenzione al climax venne abbandonata, abbondarono le scene di contesto e di descrizione psicologica anche se non legate all'azione, i dialoghi divennero più realistici anche con il turpiloquio, si crearono personaggi sfaccettati non facilmente classificabili tra i buoni o i cattivi. Le ambientazioni erano spesso on location invece che negli studi. Sul piano della ripresa si cominciarono a usare l'obiettivo a focale lunga (per appiattire lo spazio dell'immagine e ammorbidire i contorni), lo zoom (non per drammatizzare, ma come occhio indagatore) e la camera a mano (alla maniera dei cameraman dei teatri di guerra). Il montaggio divenne più spettacolare e veloce. Si integrarono intere canzoni nelle scene d'azione, e gli studi cinematografici si legarono alle etichette musicali (e fecero delle colonne sonore una nuova fonte di profitti).