ROMANTICISMO

 

Il termine deriva dall’inglese “Romantic”  traducibile in “romanzesco” ovvero non reale. E’ stato un movimento artistico, letterario, culturale e musicale. Si sviluppa nella fine del 1700 in Germania, dal 1810 si diffuse poi nel resto dell’Europa, fino ad arrivare in Italia nel 1850.

Le vicende narrate nella letteratura romantica erano fantastiche e non corrispondenti accuratamente alla realtà. I principali esponenti francesi sono Gericault, Delacroix e Friedrich.

Il romanticismo è la corrente che introduce i sentimenti.

Le caratteristiche sono l’interiorità (dell’artista, espressione dei suoi sentimenti), rapporto drammatico fra uomo e donna, la storia contemporanea e il“sublime”.

Sensazione di angoscia e smarrimento, ma anche di ammirazione nei confronti della natura.

  • Gericault (1791-1824)

 

Nasce nel 1971, in normandia, si trasferisce a cinque anni con la famiglia a parigi.

Cresce in un ambiente solido e facoltoso, grazie al benestare della famiglia, che gli permette una buona istruzione.

A 25 anni si trasferisce in italia per continuare gli studi a roma, e firenze.

Dopo alcuni falliti investimenti economici cade in depressione, che lo porta a conoscere il dottor Georget, alienista, con cui poi dipingerà dieci ritratti di “alienati”.

Muore povero e malato nel 1824 a seguito di alcune cadute da cavallo trascurate.

La zattera della medusa (1818/19)

 

Rappresenta un fatto successo davvero, l’affondamento della nave Medusa, che il governo francese tentava di insabbiare.

Le scialuppe a bordo erano insufficienti per tutti i passeggeri della nave e quindi si costruisce una zattera su cui salirono 56 persone, che fu però abbandonata alla deriva  per 12 giorni. I pochi sopravvissuti vennero salvati da una nave di passaggio.

L’opera ha una struttura piramidale: La prima parte dall’uomo in basso a sinistra, fino all’uomo che agita il panno in vista della nave in lontananza, la metafora di questa struttura è la disperazione e la morte in basso, fino all’uomo con il panno che ha speranza nel salvataggio.

La seconda parte dalle onde del mare fino all’albero che sorregge la vela.

La direzione del mare spinge dalla parte opposta rispetto alle speranze umane. Fece scalpore per aver rappresentato una vicenda di cronaca, scene di cannibalismo e persone di colore.

C’è forte contrasto fra il sopra e il sotto, sia per le luci che per la disposizione della gente.

  • Delacroix (1798-1863)

 

Eugéne Delacroix nacque a Charenton-Saint-Maurice nel 1798 (forse figlio naturale del marchese di Talleyrand) e studiò al Lycée Impérial di Parigi e successivamente fu allievo di Guérin, nello studio del quale conobbe Théodore Géricault.

L’artista si staccò molto presto dalla poetica neoclassica e arrivò ad essere il maggiore dei pittori romantici francesi. La sua arte incarna i principali motivi del Romanticismo: la malinconia, il desiderio di cambiamento, l’avversione per l’accademismo, il riferimento a fatti della storia medioevale (e non della storia antica) e l’esotismo.

Grazie al soggiorno in Marocco, nel 1832, nell’arte di Delacroix compare sia l’esotismo, sia l’interesse per i colori accessi e la luminosità dei cieli nordafricani.

Morì a Parigi il 13 agosto 1863.

La liberta che guida il popolo.

 

Ispirato alla zattera della medusa per la composizione, presenta lo stesso sviluppo piramidale.

Il vertice della piramide è una donna che guarda verso lo spettatore con in mano la bandiera francese.

Essa fu uno scandalo perché rappresenta la libertà, e questa donna ha il seno nudo, e oltre a tenere in mano la bandiera francese, regge nell’altra un fucile, ed indossa il cappello dei rivoluzionari. In entrambi i quadri i corpi in basso sono per la maggior parte morti.

Vie è una prevalenza di linee curve utilizzate però come figure geometriche ben definite che illustrano i palazzi della città di Parigi.

Il colore è utilizzato in maniera uniforme su tutta la superficie della tela.

I colori scusi sono resi più vivaci da quelli brillanti della bandiera della farcia repubblicana, che si ripetono negli abiti della figura ai piedi della libertà.

  • Friedrich (1744-1840)

 

Caspar David Friedrich è nato in Germania nel 1774 e ha vissuto una vita difficile, ma intensa. Quando era molto giovane, ha perso i genitori e alcuni dei suoi nove fratelli nel giro di pochi anni e in situazioni tragiche. Questo lo ha portato a dedicarsi con sempre più forza alla sua arte.

Dall’età di vent’anni studia disegno con passione e ciò che preferisce sono gli acquerelli e i ritratti a matita. Lui prende ispirazione dalla natura e dalle persone per creare nuovi elementi di vita, morte e immortalità.

Ama osservare la natura per ore, cogliere tutti i dettagli, contemplare la bellezza dei paesaggi; poi riproduceva la natura sulla tela cercando sempre di rappresentare la luce che aveva ammirato.

Il tramonto e l’alba sono per lui momenti speciali per fermarsi a osservare la natura.

Vuole ritrarre ciò che è grande, magnifico, indicibile con le parole, anche ciò che spaventa per la sua maestosità. Per questi motivi è un rappresentante del Romanticismo. La sua arte, infatti, mostra uno spirito speciale che tocca il cuore ed emoziona.

Muore nel 1840.

Viandante sul mare di nebbia

 

L’opera è divisa in due parti: L’uomo e la roccia, l’orizzonte. La nebbia rende lo spazio indefinito, immenso ed infinito, crea un senso di paura e di angoscia. Questo quadro evidenzia quanto è piccola la dimensione umana rispetto alla natura.

Quest’opera si collega all’infinito di Leopardi, il soggetto è di spalle verso l’orizzonte. la postura trasmette allo spettatore insicurezza, stanchezza e una sensazione di oppressione. L’uomo è davanti alla natura e non sa cosa troverà sul suo cammino, è incerto, stanco e non sa come procedere.

La figura, dipinta di spalle, quindi senza un volto rende più facile l’immedesimazione dello spettatore nel personaggio.

  • Hayez (1791-1882)

Francesco Hayez nasce il 10 febbraio 1791 a Venezia, ultimo di cinque figli di una famiglia particolarmente povera, viene lasciato in affidamento a una zia benestante, moglie di un mercante d'arte genovese.

E’ propio lo zio che notando il talento artico del nipote lo introduce dapprima ad un restauratore e poi nello studio di Maggiotto.

Si trasferisce a roma e poi milano, dove conosce Manzoni a cui poi si iprirera per alcune sue opere.

Riceve anche alcuni incarichi importanti come gli affreschi del palazzo reale di milano.

Negli ultimi anni della sua viti produce alcune delle suo opere più celbre tra cui "Il Bacio" e “La finestra di Harlem”.

Muore il 21 dicembre 1882 a Milano.

Il Bacio (1859, 1861, 1867)

 

Di quest’opera esisto quattro versioni, tre su tela ed una ad acquarello.

La scena è ambientata in un contesto medievale. Riscuote un enorme successo sia per la composizione sia per il messaggio politico, con il simbolo della giovane nazione. Il piede del giovane suggerisce una fretta nel fuggire e il pugnale una imminente lotta contro gli austriaci. L’azzurro della veste della donna e il rosso della calzamaglia dell’uomo alludono ai colori della bandiera francese, nelle successive versioni la gamma cromatica va a rendere più esplicita l’unificazione.

 

Dopo l’unificazione Hayez sostituisce l’azzurro della veste con il bianco come dichiarazione di patriottici per l’unità d’Italia, purezza della nazione neonata.

REALISMO

 

Realismo contraddistingue l'indirizzo generale della cultura europea della seconda metà dell'800, allorché si diede importanza esclusivamente ai fatti concreti, abbandonando i problemi metafisici e gli idealismi esagerati del primo Romanticismo e rifiutando i languori sentimentali del secondo Romanticismo. Il realismo è un termine che indica genericamente ogni rappresentazione immediata e fedele della realtà.

Vede il suo principale esponente in Gustave Courbet.

  • Courbet (1819-1877)

Jean Désiré Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 ad Ornans, cittadina nel cuore della Franca Contea, incastonata nel massiccio del Giura (vicino alla Svizzera). Era il figlio primogenito di Régis e Sylvie Oudot Courbet, una prosperosa famiglia di agricoltori proprietaria di un vasto patrimonio terriero; ebbe inoltre tre sorelle, Zoé, Zélie e Juliette. Per tutta la sua vita Courbet fu legato alla sua famiglia da un saldo vincolo affettivo, tanto da ritrarli diverse volte a fianco dei protagonisti delle sue composizioni; provò un'appassionata devozione anche per i suoi luoghi dell'infanzia, che spesso incluse nell'ambiente paesistico di diversi suoi quadri.

Per via della sua attitudine a bere Courbet, già afflitto da una grave obesità, ben presto contrasse una cirrosi epatica, che lo condusse a morte il 31 dicembre 1877 a La Tour-de-Peilz, presso Vevey.

Spaccapietre (1849)

I due personaggi raffigurati sono due lavoratori dediti ad un lavoro rude e pesante. Lavorano in una cava di pietra spaccando la roccia con la sola forza fisica. Dei due uno è più anziano, è piegato su un ginocchio per spaccare i massi e Courbet lo raffigura di profilo. L’altro, più giovane, è intento a trasportare le pietre e viene raffigurato di spalle.

Courbet è cinico e crudo nel rappresentare questa scena. Non gli dà alcuna intonazione lirica per esprimere la nobiltà di un lavoro che, seppure modesto, è comunque un momento di nobilitazione.

Denuncia, invece, con un linguaggio obiettivo la reale situazione sociale dei lavoratori.

Questo contenuto di polemica sociale era ovviamente poco accettabile dall’ordinario pubblico dell’arte, fatta soprattutto di persone ricche che, quindi, mal sopportavano la rappresentazione della povertà che era, implicitamente, un atto di accusa nei loro confronti.

In questa tela oltre al soggetto, dal contenuto evidentemente polemico, anche la composizione risulta inaccettabile per i canoni estetici del tempo. Manca un equilibrio compositivo preciso.

Questa mancanza di esteticità canonica finiva per accentuare ulteriormente l’intento di Courbet: egli non vuole assolutamente proporre un’arte che trova nella bellezza una facile funzione consolatoria ma vuole proporre documenti visivi che creano lo shock della verità.

Le ragazze in riva alla senna (1857)

E' un  quadro che ben esemplifica la carica innovativa della pittura di Courbet rispetto all’arte borghese del tempo. Le due ragazze che Courbet ritrae sono due donne comuni, dall’aspetto ordinario e anche un po’ volgare nelle loro pose indolenti, colte in una posa non proprio consona alla condizione signorile. Nelle due donne non vi sono quindi valori estetici che potevano essere apprezzati, ma anche il quadro ha nella sua composizione una mancanza assoluta di criteri compositivi affascinanti. Non vi è un punto focale preciso né una linea d’orizzonte; l’inquadratura è bassa e non riesce a cogliere una ariosità adeguata: l’immagine è quasi soffocata dal fogliame dell’albero. In realtà il quadro, come tutta l’opera di Courbet, non chiede di essere giudicato semplicemente come fatto estetico, ma di essere compreso soprattutto come atteggiamento nuovo nei confronti della realtà e dell’uso della pittura.

  • Milet (1814-1875)

Jean-François Millet nacque il 4 ottobre 1814 a Gréville-Hague, in Normandia, da una povera famiglia contadina, che gli permetterà però di studiare, prima a Cherbourg e poi a Parigi grazie ad una borsa di studio da lui vinta.

Si dedica per alcuni anni ai ritratti, che gli permettono di ricevere qualche commissione per poter campare.

Dopo la morte della sua prima moglie strinse amicizia con alcuni importanti artisti dell’epoca e iniziò a dedicarsi alla rappresentazione della vita contadina, è a questo periodo che risalgono le suo opere più celebri.

Morì, infine, il 20 gennaio 1875.

Le spigolatrici

Raffigura, con l'immediatezza di un'istantanea fotografica, tre contadine chine a terra e con la schiena ricurva intente a raccogliere le spighe di grano disperse nei campi dopo la mietitura; le donne sono poste in modo tale da riprodurre i movimenti imposti dalla spigolatura, ovvero il chinarsi, il raccoglimento delle spighe, ed il rialzarsi.

l raccolto poverissimo delle tre contadine ed il loro atteggiamento sottomesso si contrappongono alla moltitudine di fasci e covoni alle loro spalle ed al clima frenetico e festoso che anima l'apposito gruppo di mietitori;

IMPRESSIONISMO

 

L’impressionismo è un movimento pittorico francese che nasce intorno al 1860 a Parigi. È un movimento che deriva direttamente dal realismo, in quanto come questo si interessa soprattutto alla rappresentazione della realtà quotidiana. Ma, rispetto al realismo, non ne condivide l’impegno ideologico o politico: non si occupa dei problemi ma solo dei lati gradevoli della società del tempo.

Dura poco meno di venti anni: al 1880 l’impressionismo può già considerarsi una esperienza chiusa. Esso, tuttavia, lascia una eredità con cui faranno i conti tutte le esperienze pittoriche successive. Non è azzardato dire che è l’impressionismo ad aprire la storia dell’arte contemporanea.

 

La grande rivoluzione dell’impressionismo è soprattutto la tecnica, anche se molta della sua fortuna presso il grande pubblico deriva dalla sua poetica.

 

La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo e soltanto la realtà sensibile. Evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà, per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. E per far ciò cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile.

  • Monet (1840-1926)

Nasce a Parigi nel 1840, di origini famigliari assai modeste trascorre l’infanzia in un piccolo paese di campagna e fin da giovane si mostra assai portato al disegno. L’interessamento di una ricca zia diede a Monet la possibilità di trasferirsi a Parigi per frequentare una scuola d’arte.

Nel 1861 Monet presta servizio militare ad Algeri dove la luce e i colori dell’Africa contribuiscono a sviluppare in lui la passione per la natura e per le sensazioni che la sua osservazione fa scaturire.

Dopo il 1880 arrivano i primi riconoscimenti e Monet diventa l’uomo simbolo dell’Impressionismo.

Ormai quasi del tutto cieco e afflitto da untale incurabile Monet muore nel 1926.

Impressione al levar del sole (1872)

 

Nel 1863 Napoleone III organizza il Salon Refuses, un salone ufficiale dove i quadri per essere esposti devono passare dalla giuria. Monet nel 1872 espone questo quadro e i critici lo definiscono incompleto, che dava solo un impressione generale, questo quadro ha la particolarità che il il cielo ha lo stesso colore del sole (rosso). Usa lo stile En plain air. Nel quadro c'è l'acqua che è un elemento ricorrente in moltissimi quadri impressionisti, e le pennellate sono veloci. Questo quadro rivoluziona l'uso del colore ed il formato delle tele, che essendo per l'aria aperta sono molto più piccole. Come per il resto dei quadri impressionisti non viene utilizzato il nero per le ombre.

La cattedrale di Rouen (1892-1894)

Le prime due tele sono dipinte all'inizio di febbraio 1892 durante il primo soggiorno a Rouen di Monet, e rappresentano due viste della corte di Albano (a nord-ovest della cattedrale), dipinta en plein-air, e due viste del Portale da un appartamento situato al 31 di Place de la Cathédrale (edificio ancora esistente). Al suo ritorno, a causa del lavoro al numero 31, Monet fu costretto a trasferirsi a dipingere in un altro edificio.

In tutto realizzò più di di diciassette opere in questa serie.

Stazione di Saint Lazare (1877)

Monet sposta l'interesse dalla campagna alla città e chiese il permesso di lavorare all’interno della stazione.

La stazione era senza dubbio il luogo ideale per chi era alla ricerca delle variazioni di luminosità, della mutevolezza del soggetto, delle nubi di vapore e di temi radicalmente moderni. Da ciò scaturisce una serie di pitture raffiguranti prospettive diverse tra cui alcune vedute della grande hall. Nonostante l'apparente geometria dell'architettura metallica, in questo caso, sono proprio gli effetti di colore e di luce a prevalere e ad imporsi su una descrizione dettagliata delle vetture o dei viaggiatori.

  • Degas(1834-1917)

Nasce nel 1834 da una ricca famiglia, il padre, un banchiere italiano, è uomo di cultura raffinata e sotto la sua guida Degas incomincia a frequentare i musei.

Frequenta l’Accademia di Belle Arti ma la abbandona dopo neanche sei mesi di frequenza e intraprende lunghi e regolari viaggi in Italia.

Tornato a Parigi continua lo studio dei classici e di Delacroix, egli, al contrario degli altri impressionisti, rimase sempre un convinto sostenitore del disegno e anche della pittura in atelier.

Degas more nel 1917 persistendo nel definirsi più realista che impressionista.

La classe di Danza

Degas non dipingeva all'aperto, e riesce ad entrare alle prove delle ballerine. Questo quadro è strutturato dal primo gruppo, affianco al pianoforte, quello in fondo ascolta il maestro, è quello in mezzo fa da collegamento ai primi due. L'angolazione che utilizza si chiama angolazione decentrata, degas tenta di cogliere i gesti spontanei delle ballerine e i suoi dipinti a contrario di Monet sono dolci. Il pavimento crea la prospettiva.

Dedica un'attenzione particolare agli aspetti coloristici della luce nel definire le particolarità degli abiti, nel descrivere il movimento delle ragazze danzanti: il colore, steso con zone ampie e pennellate sintetiche, non descrive ma evoca materie e volumi.

L’assenzio (1875/76)

In un caffé, luogo deputato agli incontri alla moda, una donna ed un uomo, stanno seduti una a fianco dell'altro, ognuno dei due chiuso in un isolamento silenzioso.

L'opera può essere vista come una denuncia della piaga dell'assenzio, una forte bevanda alcolica che, per la sua pericolosità, sarà in seguito messa al bando.

La portata realista del dipinto appare in tutta la sua evidenza: il caffè ritratto nella tela è stato identificato.

Tuttavia, questa è un'impressione ingannevole in quanto l'effetto del reale è il risultato di una minuziosa elaborazione. Il quadro è un'opera di bottega e non è stato realizzato sul posto.

L'inquadratura è decentrata per sottolineare i disagi e i malesseri provocati dall'abuso di alcol. Espressiva e significativa è anche la presenza dell'ombra dei due personaggi, riflessa di profilo sul grande specchio alle loro spalle.

  • Renoir (1841-1919)

Nasce a Limoges nel 1841, suo padre è un modesto sarto che si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna, Renoir viene messo a fare l’apprendista di un decoratore di ceramiche e così si manifesta la sua attitudine artistica.

Le sue opere venivano respinte dai Salons ufficiali, i colori dei suoi dipinti erano infatti considerati troppo luminosi e volgari mentre l’uso delle pennellate veloci continua a fare credere ai critici che si tratti di lavori sommari e non rifiniti secondo le giuste regole. Inizialmente la pittura dell’artista si volge al paesaggio, ma ben presto si orienta verso la rappresentazione di soggetti umani mirabilmente inseriti nel loro ambiente.

Muore per arresto cardiaco nel 1919.

Moulin de la galette (1876)

La scena ritratta è quella di un ballo popolare all’aperto ambientato al Moulin de la Galette. Tramite un uso nuovo e libero del colore l’artista cerca non solo di suggerirci il senso del movimento ma addirittura lo stato d’animo collettivo e la gioia spicciola di un pomeriggio di festa. La forma è costruita mediante il colore che a sua volta assume un rilievo diverso in relazione al contrasto fra luci ed ombre e fra toni caldi e freddi. I vestiti delle ragazze spiccano contro gli abiti maschili che li fa vibrare di colore definendo di conseguenza sia la forma dei corpi sia la sensazione del moto.

Il dipinto è abbozzato en plein air e ultimato in atelier.

IL MANIFETSO

 

Il manifesto consisteva in una forma di comunicazione di massa o propaganda (1792, l’a che esortava i cittadini ad andare a combattere) avviso (carattere grande) a seguire il mittente della comunicazione. Scritto con un font chiaro, pulito, con poche grazie e senza timbri, colori e senza immagini.

 

Nella seconda metà dell’ottocento viene usato non solo per le comunicazioni u ciali ma anche per pubblicizzare libri o rappresentazioni teatrali o oggetti in vendita (1868, Manet, les chats) viene introdotta l’immagine ma continuano a cambiare i colori. Oggetti diversi sono sistemati secondo la loro forma e le relative grandezze in rapporto ai particolari delle decorazioni che si vogliono mostrare. Sotto le figure veniva posto il prezzo e le descrizioni.

 

Verso il 1837 si sviluppa la cromolitografia (litografia: processo di stampa in bianco e nero//cromolitografia: a colore, poiché aveva più efetto) nel 1896 Toulouse Lautrec fu un uomo molto ricco che, a causa di una grave malattia scheletrica, passò la sua vita non accettandosi e passando il suo tempo in locali notturni, facendo uso di droghe e denunciando la nobiltà e la sua ipocrisia. Fece bellissimi manifesti, tutt’ora famosi. Troupe de Mlle elegantine: l disegno di sviluppa secondo la diagonale del foglio, utilizza un fondo giallo ocra; gli altri pochi colori essenziali sono il nero e rosso. Per primo capì l’importanza dei colori e delle immagini. Fece anche Moulin Rouge, 1891-1892 utilizza sempre i colori ocra, nero e rosso, con immagini di concerti e balli.

  • Toulouse-Lautrec  (1864-1901)

Henri de Toulouse-Lautrec è uno degli ultimi pittori impressionisti.

Discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano.

Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

Egli è soprattutto un grande disegnatore, portando la sua arte su un piano che era sconosciuto agli altri pittori impressionisti: quello della linea funzionale. Egli con la linea coglie con precisione espressionistica le forme, i corpi e lo spazio. Non solo. Anche le superfici vengono tutte intessute di linee che si intrecciano a formare suggestivi intrecci.

La ballerina di Can-can (Jane Avril) (1893)

l manifesto fu realizzato nello stesso anno dell’inaugurazione del “Jardin de Paris” che avvenne il 7 maggio 1893, ma risulta depositato il giorno successivo: fu, la stessa Jane Avril a richiederlo all’artista. Si conoscono due stati della stampa: il primo riporta la sola scritta “Jane Avril”, mentre il secondo, “Jane Avril / Jardin / de Paris”.

In basso a destra, è collocata la caricatura di un violoncellista con il volto seminascosto dal braccio sinistro la cui mano afferra il manico dello strumento.

In manifesto present una grande ascendenza giapponese.

Uscì dalla stamperia di Chaix in quattro colori: giallo, arancio, verde scuro, nero.

In basso al centro reca la firma, mentre sulla sinistra sempre nella zona bassa riporta la sigla “T-L” stilizzata dentro un cerchio. L’opera fu esposta nel 1896 a Reims.

Molin Rouge - La Goule

Fu il primo manifesto realizzato da Lautrec il molino: Jacopo due, datato 1891.

Il locale era stato aperto pochi anni prima da Charles Ziegler. L'opera aveva la duplice finalità di promozione del locale e delle ballerine che vi lavoravano. Al centro è raffigurata la Goule  che rappresentava la stella del locale.

Secondo Le Figaro del 1891, i Parigini, attratti dalla quadriglia che si ballava all’interno, “arrivarono proprio nel momento psicologico in cui la Goulue stava eseguendo un passo impossibile da descrivere: balzi da capra impazzita, rovesciamenti all’indietro da pensare che si sarebbe spezzata in due, voli di gonne”.

  • Cheret (1836 - 1932)

Nasce a Parigi il 31 maggio 1836 in una famiglia di artigiani. Dal momento che la famiglia è povera e non può permettersi di pagare la scuola, la sua istruzione si conclude a soli tredici anni. Suo padre, tipografo, decide di mandare il figlio a fare un apprendistato con un litografo per tre anni.

Nel 1853 si iscrive all’École National de Dessin e frequenta la classe di Horace Lecoq de Boisbaudran, dal quale apprende l’arte di disegnare a memoria e approfondisce lo studio delle figure in movimento. Acquisisce inoltre l’abitudine a disegnare sempre e comunque, ogni giorno, esercizio questo che porterà avanti per tutta la vita.

 

Anche se è in grado di vendere bozzetti presso vari editori di musica a Parigi, questa non lo soddisfa. Così nel 1854 decide di lasciare Parigi per andare a Londra nella speranza di trovare un modo più redditizio per dare avvio concreto alla sua carriera di artista. Dopo un breve periodo di tempo in cui lavora per il Maple Furniture Company, Chéret, frustrato, torna a Parigi senza più soldi di quando ha iniziato il suo viaggio.

 

Questo non gli impedisce di andare avanti e perseverare ed è proprio questa convinzione che lo porta a conoscere il celebre profumiere francese Eugène Rimmel. Grazie a Rimmel può realizzare molte delle etichette dei prodotti della House of Rimmel, e, al suo seguito, viaggia in molti paesi, la Tunisia, Malta e soprattutto l’Italia. Grazie a questo lavoro, una volta di ritorno a Parigi nel 1886, Chéret può finalmente aprire la sua stamperia.

 

Il primo manifesto che pubblica, La biche au bois, incontra un grande successo e segna il debutto di una futura intensa attività creativa.

Chéret sa conquistare l’amicizia dei grandi artisti della sua epoca, da Rodin a Bourdelle, da Manet a Renoir, divenendo a sua volta punto di riferimento per gli artisti della generazione successiva, come Seurat, Signac e soprattutto Toulose-Lautrec. Soprannominato “il Tiepolo dei Boulevards” e il “Watteau des carrefours” dai suoi contemporanei, Chéret contribuisce a trasformare con la sua immensa produzione di manifesti a colori il paesaggio urbano facendo scendere l’arte nella strada e nella piazza.

In tutta la sua carriera Jules Chéret realizzerà più di 1000 manifesti guadagnandosi inevitabilmente il titolo di “Padre del poster” e rivoluzionando il settore della pubblicità nel design e nelle tecniche di stampa.

Rimasto vedovo e afflitto negli ultimi anni da una quasi totale cecità, Jules Chéret muore nel 1932, all'età di 96 anni.

  • Mucha (1860 - 1839)

Alfons Maria Mucha,  uno dei più importanti artisti dell'Art Nouveau, nasce a Ivancice, in Moravia.

Proviene da una famiglia numerosa della piccola borghesia e da bambino disegna molto bene e prende l’abitudine di fare la caricatura dei suoi compagni.

Fa la conoscenza del conte conte Karl Khuen of Mikulov si interessa al suo lavoro e lo assume per decorare con degli affreschi i suoi castelli, e decide poi di sostenerlo economicamente perché il giovane pittori segua dei corsi.

Viaggia diverse volte tra Europa e America il che gli consente di ottenere una grande fama mondiale.

Quando la Cecoslovacchia, dopo la Prima Guerra Mondiale, ottiene l'indipendenza Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione, lavori per i quali l’artista non vuole essere rimunerato.

lavora per anni al completamento di quello che è considerato il suo capolavoro, l'Epopea slava, venti quadri di grandi dimensioni che rappresentano un’epopea simbolica del popolo slavo fin dall’Antichità, che viene completata e presentata a Praga il 14 luglio 1928.

Il pittore muore a Praga il 14 luglio 1939 e viene sepolto nel cimitero di Vysehrad, a Praga e la città gli dedica un museo.

POST-IMPERSSIONISMO

 

Il Post-impressionismo è una tendenza artistica che supera i concetti dell'Impressionismo, conservandone solo alcune caratteristiche, per andare a scavare più a fondo nella libertà del colore per avventurarsi verso strade non ancora percorse. Si differenzia dall'impressionismo poiché ora gli artisti effettuavano gli studi del disegno all'interno del proprio atelier. Caratteristiche comuni ai Postimpressionisti furono la tendenza a cercare la solidità dell'immagine, la sicurezza del contorno, la certezza e la libertà del colore. Particolare tecnica pittorica di questo periodo è il Pointillisme.

Il Post-Impressionismo comprende una vasta gamma di stili artistici distinti che condividono la motivazione comune di rispondere alla opticality del movimento impressionista.

  • Cezanne (1839-1906)

Paul Cezanne è il pittore francese più singolare ed enigmatico di tutta la pittura francese post-impressionista. Nato ad Aix-en-Provence, nel meridione della Francia, proviene da una famiglia benestante ed ebbe quindi modo di condurre una vita agiata, a differenza degli altri pittori impressionisti, e di svolgere una ricerca solitaria e del tutto indifferente ai problemi della critica e del mercato. Egli, infatti, nella sua vita, al pari di Van Gogh, vendette una sola tela, solo qualche anno prima di morire.

Vedendosi rifiutato dalla giuria del Salon, partecipò alla prima mostra che gli impressionisti tennero nello studio del pittore Nadar nel 1874.

La sua aderenza al movimento fu però sempre distaccata. La sua pittura seguiva già agli inizi un diverso cammino.

Cezanne cerca di sintetizzare nella sua pittura anche i fenomeni della interpretazione razionale che portano a riconoscere le forme e lo spazio.

La sua grande ambizione era di risolvere tutto solo con il colore, arrivando lì dove nessun pittore era mai arrivato: sintetizzare nel colore la visione ottica e la coscienza delle cose.

Giocatori di Carte

Due uomini in un'osteria di paese stanno giocando a carte davanti ad uno specchio. L'immagine si presenta con uno schema fortemente geometrizzato, che conferisce ai due personaggi dignità classica.

Tutta la tela è costituita da abbassamenti di tono dei colori blu, giallo e rosso.

Le pennellate si compongono a tasselli, e talvolta si presentano solitarie e sintetiche.

La prospettiva è decentrata perchè vuole dare un senso più realistico.

La linea geometrica è fondamentale: l'uomo a sinistra ha una linea più retta per rendere l'uomo piu sicuro a differenza di quello a destra che ha una linea curva che lo rende piu insicuro e fa capire che probabilmente perderà la partita.

Il pittore non vuole lasciare solo un'impressione ma un ricordo.

La montagna di Saint-Victorie

Numerose sono le tele che Cezanne ha dedicato alla montagna Saint-Victorie, soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Si può quindi ritenere che, in questi quadri, si sintetizzi molto della sua ricerca pittorica. L’immagine è ottenuta solo con il colore che viene steso a piccole pezzature con direzioni e orientamenti diversi. Prevalgono nel basso i toni arancio e verde, mentre il profilo della montagna è della stessa tonalità azzurrina del cielo in cui si staglia.

Il quadro ho una composizione molto semplice, una linea orizzontale a 3/4 dell’immagine la divide in due parti ben distinte, la pianura, su cui svetta la montagna, che si innalza nel cielo.

Il quadro può quasi sembrare astratto per l’assenza completa di forme precise e linee, ma in realtà il colore riesce molto bene a rendere la spazialità del paesaggio rappresentato.

  • Van Gogh (1853 - 1890)

Vincent Van Gogh, pittore olandese, rappresenta il prototipo più famoso di artista maledetto; di artista che vive la sua breve vita tormentato da enormi angosce ed ansie esistenziali, al punto di concludere tragicamente la sua vita suicidandosi.

Il caso di Van Gogh è uno dei più emblematici. Figlio di un pastore protestante, provò a svolgere diversi lavori fino a quando decise per la vocazione teologica. Divenne predicatore, vivendo in villaggi di minatori.

Venne licenziato perché ritenuto socialmente pericoloso.

Sostenuto economicamente dal fratello Theo, si trasferì a parigi  e poi nel sud della francia dove conobbe molti pittori impressionisti.

Dopo un breve periodo di attività artistica insieme a Gauguin, cadde in depressione ed iniziarono i ricoveri in ospedale.

Nel 1980 si sparò un colpo al cuore, morendo dopo due giorni di agonia.

I mangiatori di patate (1885)

Questo quadro, dipinto nel 1885, rappresenta il punto di arrivo della prima fase pittorica di Van Gogh.

In questo quadro sono già evidenti i caratteri stilistici che rendono immediatamente riconoscibile la sua pittura. Vi è soprattutto il tratto di pennello doppio che plasma le figure dando loro un aspetto di deformazione molle.

In una povera casa, un gruppo di contadini sta consumando un misero pasto a base di patate. Sono cinque persone: una bambina di spalle, un uomo di profilo, di fronte una giovane donna e un altro uomo con una tazzina in mano, e una donna anziana che sta versando del caffè in alcune tazze. Hanno pose ed espressioni serie e composte. Esprimono una dignità che li riscatta dalla condizione di miseria in cui vivono.

Nel quadro predominano i colori scuri e brunastri. Tra di essi Van Gogh inserisce delle pennellate gialle e bianco-azzurrine, quali riflessi della poca luce che rende possibile la visione.

Da notare l’alone biancastro che avvolge la figura della ragazzina di spalle e che crea un suggestivo effetto di controluce.

Non è un’opera di denuncia sociale (come potevano essere i quadri di Courbet), o di esaltazione della nobiltà del lavoro dei campi (come era nei quadri di Millet). Questo quadro di Van Gogh esprime solo la sua profonda solidarietà con i lavoratori dei campi che consumano i cibi che essi stessi hanno ottenuto dalla terra.

Campo di grano con volo di corvi

Questa è stata, con molta probabilità, l’ultima tela dipinta da Van Gogh. Dopo pochi giorni, in un campo di grano come quello raffigurato sul quadro, si sparò un colpo di pistola al cuore. È un artista oramai giunto alla soglia della disperazione interiore quello che dipinge questo quadro. Ed è una disperazione talmente forte che riesce a trasfigurare la visione che il pittore ha innanzi: un campo di grano diviene una immagine di massima intensità drammatica. Egli stesso, nello scrivere al fratello, aveva detto: «non ho avuto difficoltà nel cercare di esprimere la tristezza, la solitudine spinta all’eccesso».

E’ un paesaggio interiore. Un paesaggio fatto di solitudine e disperazione. In questa tela vi è racchiusa non solo la tragica esistenza del pittore ma tutta la sua vibrante tecnica esecutiva. Il quadro è realizzato con pochi colori fondamentali. Su una preparazione rossa, traccia dei segni gialli per indicare il grano, altri segni verdi e rossi per indicare le strade che attraversano i campi. Il cielo è di un blu cobalto cupo ed innaturale. Un cielo pesante ed oppressivo. Pochi tratteggi neri raffigurano un volo di corvi. La loro è una presenza inquietante. Il tutto è realizzato con una mirabile sintesi di colore, materia, gesto, segno, portati ad un livello massimo di esplosione drammatica.

  • Munch (1863 - 1944)

Edvard Munch è senz’altro il pittore che più di ogni altro anticipa l’espressionismo, soprattutto in ambito tedesco e nord-europeo. Egli nacque in Norvegia e svolse la sua attività soprattutto ad Oslo. In una città che, in realtà, era estranea ai grandi circuiti artistici che, in quegli anni, gravitavano soprattutto su Parigi e sulle altre capitali del centro Europa.

Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di inquietudine che rimanda all’incubo. Ma gli incubi di Munch sono di una persona comune, non di uno spirito esaltato come quello di Van Gogh. E così, nei quadri di Munch il tormento affonda le sue radici in una dimensione psichica molto più profonda e per certi versi più angosciante. Una dimensione di pura disperazione che non ha il conforto di nessuna azione salvifica, neppure il suicidio.

L’urlo

 

Il quadro presenta, in primo piano, l’uomo che urla. Lo taglia in diagonale il parapetto del ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra vi è invece un innaturale paesaggio, desolato e poco accogliente. In alto il cielo è striato di un rosso molto drammatico.

L’uomo è rappresentato in maniera molto visionaria. Ha un aspetto sinuoso e molle. Più che ad un corpo, fa pensare ad uno spirito. La testa è completamente calva come un teschio ricoperto da una pelle mummificata. Gli occhi hanno uno sguardo allucinato e terrorizzato. Il naso è quasi assente, mentre la bocca si apre in uno spasmo innaturale. L’ovale della bocca è il vero centro compositivo del quadro. Da esso le onde sonore del grido mettono in movimento tutto il quadro: agitano sia il corpo dell’uomo sia le onde che definiscono il paesaggio e il cielo.

Restano diritti solo il ponte e le sagome dei due uomini sullo sfondo. Sono sordi ed impassibili all’urlo che proviene dall’anima dell’uomo. Sono gli amici del pittore, incuranti della sua angoscia, a testimonianza della falsità dei rapporti umani.

L’urlo di questo quadro è una intesa esplosione di energia psichica. È tutta l’angoscia che si racchiude in uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. Ma nel quadro non c’è alcun elemento che induca a credere alla liberazione consolatoria. L’urlo rimane solo un grido sordo che non può essere avvertito dagli altri ma rappresenta tutto il dolore che vorrebbe uscire da noi, senza mai riuscirci. E così l’urlo diviene solo un modo per guardare dentro di sé, ritrovandovi angoscia e disperazione.

  • Seurat (1859 - 1891)

Georges-Pierre Seurat nacque a Parigi in una famiglia benestante, il padre è un avvocato in pensione.

Frequenta la scuola di disegno municipale di Parigi.

Fu il fondatore del puntinismo, che lui definisce divisionismo, per via del fatto che i puntini servono per dare maggiore lucentezza hai colori, e sono quindi un mezzo e non un fine.

Aveva infatti scoperto che un principio ottico che denomina “melange optique” secondo il quale se si accostano due minuscoli punti di colori diversi l’occhio li interpreta come un nuovo colore dato dalla somma dei due.

  • Domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte, (1883-85)

Questo è senz’altro il quadro più famoso di Georges Seurat e quello che compendia pienamente la novità della sua pittura neo-impressionista. La Grande Jatte è un’isola di Parigi che sorge in mezzo al fiume Senna.

Il soggetto del quadro è tipico da pittura impressionista: una scena di vita urbana vissuta con allegria e spensieratezza. Vi è una aria lieve e rilassata che ispira sensazioni piacevoli. Ma manca assolutamente quel senso di immediatezza dei quadri impressionisti. Qui, non solo il tempo non viene colto nella sua estrema variabilità, ma vi è una stasi ed immobilità che dà l’idea che il tempo si sia del tutto fermato e congelato.

Le figure sono assolutamente immobili anche se colte nell’atteggiamento di camminare. Ma hanno soprattutto una identica posa: sono tutti o di profilo o in vista frontale. Ciò dà loro un carattere quasi irreale che ricorda inaspettatamente la pittura egizia.

Le figure vengono definite da un contorno ben evidente; hanno una resa decisamente chiaroscurale; lo spazio appare del tutto nitido e messo a fuoco. In sostanza, questo quadro è decisamente agli antipodi rispetto alle tele impressioniste dove tutto è vagamente indefinito e mobile, dove il chiaroscuro era stato del tutto eliminato per ricorrere unicamente al contrasto tonale.

  • Bagnanti ad Asnieres

L'opera raffigura dei bambini e uomini della classe operaia che si godono una giornata di riposo ad Asnières-sur-Seine, sobborgo periferico nell'Île-de-France. Sullo sfondo le fabbriche di Clichy sostituiscono il tradizionale paesaggio di montagne e colline; esse sono inattive, con le ciminiere spente, essendo domenica, mentre il fumo che si vede proviene dallo sbuffo di un treno che sta attraversando il ponte sul fiume.

Per prima cosa l'artista procedette quindi con una serie di piccoli studi, arrivando gradualmente al progetto finale della tela in scala reale. Applicando il primo criterio cromoluminare del chimico Chevreul, accostò i colori complementari puri con piccole pennellate (non ancora puntini), una di fianco all'altra e una sopra all'altra. La mescolanza dei colori infatti veniva vista come una degradazione della purità e della luminosità degli stessi, che quindi dovevano essere solo accostati e non stemperati insieme.

La composizione  appare costruita con cura (Seurat lasciò almeno dieci disegni e quattordici bozzetti preparatori), con motivi geometrici ricorrenti quali la curvatura delle schiene, o i triangoli degli alberi sulle sponde e delle vele delle imbarcazioni. Si tratta di un'astrazione che ricorda l'arte di Piero della Francesca. Rispetto agli impressionisti inoltre Seurat, come Cézanne, recuperò i valori di solidità nella volumetria delle figure.

  • Gaugin (1848 - 1903)

Paul Gauguin nacque a Parigi nel 1848 e trascorse la sua prima infanzia in Perù presso la famiglia d’origine della madre. Rientrato con la madre vedova a Parigi, a diciassette anni si arruolò in marina e restò in mare per i successivi 5 anni.

Finita l’esperienza in marina rientrò a Parigi dove condusse una vita regolare (lavorò come agente di cambio e si sposò con una donna danese da cui ebbe 5 figli) fino al crollo della Borsa di Parigi del 1883. A causa della crisi economica che investì tutta l’Europa si ritrovò senza lavoro. Da quel momento si arrabattò in vari lavoretti in giro per il mondo e contemporaneamente seguì la sua vocazione artistica, mentre la moglie e i figli tornarono in Danimarca presso la famiglia d’origine. Per il resto della sua vita soggiornò in Francia (in particolare a Pont-Aven) e in vari luoghi esotici del mondo, Martinica, Tahiti, Isole Marchesi dove morì nel 1903.

Il Cristo Giallo

E’ una tela di intenso valore mistico. La scena è dominata da un grande crocefisso, come spesso compaiono nella campagna, sotto il quale tre donne, nei tradizionali costumi bretoni, sono inginocchiate a pregare. Fa da sfondo un paesaggio rurale che trasmette un sentimento di calma e di serenità. La composizione riprende quello della «Crocefissione» comune a tante immagini medievali, dove però al posto del Cristo vi è un Crocefisso e al posto della Madonna, la Maddalena e gli apostoli, vi sono delle contadine moderne. Il significato è ben chiaro: rivivere nell'esperienza quotidiana il mistero del sacrificio come dimensione sacra della rinascita della vita. Da questa visione proviene anche il colore giallo che domina nel quadro, assumendo il valore di unione simbolica tra le messi di grano e il Messia. Stilisticamente l'opera deve molto al "cloissonisme", ovvero ad uno stile che, prendendo ispirazione dalle vetrate gotiche, tende a delimitare le figure con spessi tratti neri, quali le piombature che circondano le figure delle vetrate, e a campirle con colori uniformi e saturi.

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

 

La grande tela, realizzata da Gauguin negli ultimi anni della sua attività, costituisce quasi un testamento spirituale della sua arte. La sua pittura, pur di grande qualità decorativa, non si limita all’apparenza delle cose, ma cerca di scavare nel profondo, soprattutto della dimensione umana, per cercare il confronto (le risposte sarebbe un po’ troppo) con i grandi interrogativi esistenziali citati dal titolo.

 

La tela si presenta a sviluppo orizzontale con un percorso di lettura che va destra a sinistra. Lungo questa direzione, Gauguin dispone una serie di figure che ripropongono in sostanza le "Allegorie delle età della vita". Dal neonato nell’angolo a destra si giunge alla donna scura a sinistra passando attraverso le varie stagioni della vita. La donna al centro, che quasi divide il quadro in due, simboleggia il momento della vita in cui si raccolgono i frutti, ovvia allegoria del momento della procreazione. La vecchia in fondo a sinistra, già presente in altre composizione di Gauguin, nella sua posizione fetale con le mani accanto al volto, in realtà non simboleggia solo la vecchiaia ma soprattutto la paura della morte.

 

Ma straordinaria in questo quadro è soprattutto l’ambientazione. Il percorso della vita si svolge in un giardino che sa proprio di Eden. Come dire che, secondo Gauguin, in fondo la vita e la realtà non sono poi male, se non fosse per l’angoscia di non sapere con certezza a cosa serve tutto ciò.

 

Con questo quadro il senso di inquietudine e di instabilità, tipico dell’artista e uomo Gauguin, ci appare alla fine come un percorso senza fine, perché volto a traguardi che non sono di questo mondo. E così il suo fuggire dall’Occidente verso i paradisi dei mari del Sud, in fondo, altro non è che la metafora, non figurata ma reale, della ricerca perenne ma inesauribile dell’approdo ultimo della nostra serenità.